venerdì 19 gennaio 2018

Seguire Gesù con tutto noi stessi


3a domenica del Tempo Ordinario (B)
Giona 3,1-5.10 • Salmo 24 • 1 Corinzi 7,29-31 • Marco 1,14-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

O Padre, che nel tuo Figlio ci hai dato la pienezza della tua parola e del tuo dono, fa' che sentiamo l'urgenza di convertirci a te e di aderire con tutta l'anima al Vangelo, perché la nostra vita annunzi anche ai dubbiosi e ai lontani l'unico Salvatore, Gesù Cristo...

La preghiera di colletta seconda ci suggerisce il tema conduttore della liturgia della parola odierna che può essere colto nell'invito evangelico a convertirsi, poiché il Regno di Dio si è fatto vicino. Un impegno che, mediante gli apostoli, si estende in chiave missionaria attraverso i tempi e i luoghi fino ad oggi e qui. Anche noi dunque siamo i destinatari e nello stesso tempo i trasmettitori di questo annuncio della conversione, sconvolgente e determinante per l'esistenza di ogni persona.
Nel nostro tempo e in questo contesto sociale, teso a rendere sempre meno rilevante la fede cristiana, si colloca l'odierno invito di Gesù: «Convertitevi e credete nel Vangelo».

Il tempo è compiuto! Piena ne è la misura, non c'è nulla da aggiungere al tempo trascorso prima dell'avvenimento atteso… È il tempo di Dio, il Kairós, il momento decisivo, il momento opportuno per prendere risoluzioni. È il tempo della conversione, di un cambio di mentalità per poter poi credere: prima si cambia mente, poi si crede. La fede che Gesù richiede non è un generico credito alle sue parole, un mero consenso intellettuale, ma è la fede biblica, decisione pratica: "quello che hai detto noi lo faremo e lo ascolteremo".
In questo contesto, Gesù, camminando… vide… chiamò… Sono i tre verbi vocazionali: Gesù è in cammino, entra nella concretezza della nostra vita, cammina tra noi. È un passare in mezzo alle nostre case ed occupazioni. Gesù vede con uno sguardo di elezione, pieno di misericordia. E chiama: è la Parola che irrompe nella vita e chiede obbedienza incondizionata e rottura radicale con il proprio passato.
Dio entra nella nostra vita, nel nostro operare quotidiano, nel nostro mestiere di pescatori. Dio chiama non in un'aria rarefatta di strane esperienze spirituali, ma all'interno della concretezza della vita, nell'esercizio di una propria attività.

Gesù vede Simone e Andrea e dice loro di andare dietro a lui… E subito, lasciarono le reti e lo seguirono. Quel subito fa pensare al potere della chiamata di Gesù e alla sua forza d'attrazione. Da parte dei discepoli non c'è nessuna esitazione né ripensamenti.
Ed è un seguire che significa un rapporto personale con la persona seguita, un voler imitare il suo stile di vita e non un semplice andargli dietro.
Anche per Giacomo e Giovanni, incontrati poco oltre, la risposta è immediata. Essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Il fatto che Giacomo e Giovanni sono proprietari di una barca ed hanno dei garzoni salariati in un'industria tanto vitale come la pesca contraddice molte delle descrizioni contemporanee che presentano i primi seguaci di Gesù come una banda di contadini itineranti. Possono essere stati itineranti durante il ministero di Gesù, ma non rappresentano affatto i ceti economicamente più disagiati della Galilea.

Andare dietro a Gesù. Ognuno può ricordare la propria "chiamata" o fare memoria di alcune conversioni, come quella di Paolo e di Agostino, che se non seguono alla lettera lo schema di cui si è parlato, spesso comportano però un'improvvisa e profonda esperienza di Dio che porta la persona ad uno stile di vita radicalmente diverso e si concretizza in un nuovo livello dello «stare con Gesù» e del fare quelle cose che imitano lo stile di vita di Gesù. È l'invito a riflettere, prima che sul nostro servizio alla causa del Vangelo, sulla nostra vita e sull'intensità della nostra radicalizzazione nel Signore Gesù: rimanere in Lui è vivere nella fede in Lui.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15)
(vai al testo…)

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15) - (25/01/2015)
(vai al testo…)
 Venite dietro a me (Mc 1,17) - (22/01/2012)
( vai al testo…)
 Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini (Mc 1,17) - (17/01/2009)
(vai al post "L'impegno dell'evangelizzazione")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il fascino dell'incontro (24/01/2015)
  Seguire Gesù! (20/01/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2018)
  di Luigi Vari (VP 1.2015)
  di Marinella Perroni (VP 1.2012)
  di Claudio Arletti (VP 1.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 18 gennaio 2018

Servire, Rischiare, Scomparire


Mons. Angelo De Donatis, Vicario di Roma, ai due vescovi (Padre Daniele Libanori, gesuita, e don Paolo Ricciardi, del clero romano), ordinati lo scorso 13 gennaio, ha concluso la sua omelia con parole che ritengo rivolte a me e ad ogni persona che il Signore ha scelto per il servizio alla comunità.

Ecco il teso conclusivo dell'omelia:

«Carissimo padre Daniele, carissimo don Paolo: lo Spirito Santo vi trasformi in altri San Giuseppe, custode di Maria, immagine della Chiesa.
Imparate da lui a servire, a rischiare, a scomparire.
Siate schietti con i potenti, tacete davanti agli umili;
imparate da coloro che il mondo disprezza, insegnate con dolcezza a quelli che credono di saperla lunga;
evitate chi vi loda, ascoltate chi vi corregge;
pregate il doppio rispetto a quanto predicate;
passate più tempo tra le pagine della Scrittura che sulle sedie delle riunioni;
non cercate ricompense, fateci innamorare della gratuità;
comandate solo dopo aver amato, e amate di più coloro che non vi obbediscono;
assumetevi le vostre responsabilità, intervenite con decisione e dolcezza quando necessario;
qualora le cose non andranno come previsto, moltiplicate la gioia di avere i vostri nomi scritti in cielo;
aiutateci a volervi bene, perdonate chi vi denigrerà;
confidate più nella grazia che nelle programmazioni;
più nel quotidiano che nei grandi eventi;
accantonate la gloria del mondo, desiderate il Paradiso. Amen».

Intervento di mons. Libanori
Intervento di mons. Ricciardi






venerdì 12 gennaio 2018

Il Signore "guarda", "passa", "chiama"


2a domenica del Tempo Ordinario (B)
1Samuele 3,3-10.19 • Salmo 39 • 1 Corinzi 6,13-15.17-20 • Giovanni 1,35-42
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Dopo la festa del Battesimo di Gesù si entra nel tempo liturgico ordinario, che non significa tempo minore o secondario. Le letture di questa domenica ci ricordano che nessun momento della nostra vita, della vita del mondo, deve essere ritenuto banale, privo di senso e di valore. Dio che chiama non ha bisogno di spazi particolari per farsi sentire; continuamente nell'ordinarietà della nostra vita ci invita a seguirlo. Tutti i fedeli sono chiamati "oggi qui" dal Signore, ad "andare e a vedere" nelle fede e nella sequela di carità verso Lui.
Oggi è la terza manifestazione di Gesù dopo l'Epifania e il Battesimo: Gesù è il Messia che adempie il piano della salvezza e chiama per la sequela del Regno.

La prima lettura (cf. 1Sam 3,3b-10.19) è costituita esattamente da una narrazione di vocazione profetica, quella di Samuele. Nella semplicità dello schema narrativo, con la triplice esatta ripetizione della chiamata e della risposta, il racconto tende a sottolineare la completa disponibilità di Samuele alla vocazione divina e alla sua fedele obbedienza nell'attività successiva.
Samuele, che la madre Anna consacra al Signore da prima che nascesse (cf. 1Sam 1,11-28), è insieme sacerdote e profeta e giudice del suo popolo. Il Signore gli manifesta la sua vocazione quando ancora è un ragazzo (cf. 1Sam 2,18-21). Ripete la chiamata nel santuario di Silo, tre volte, di notte, e il ragazzo crede che sia la voce dell'anziano sacerdote Eli, che lo indirizza invece all'ascolto del Signore, con le parole: «Parla, Signore, poiché sta all'ascolto il servo tuo». E finalmente il Signore può comunicargli il suo messaggio. E Samuele cresceva in grazia, e le Parole del Signore via via si realizzavano.

Il brano del Vangelo di Giovanni narra la vocazione dei primi discepoli di Gesù.
Giovanni "fissa lo sguardo su Gesù…": oltre a un semplice guardare con attenzione, fissare, indica l'atto di guardare dentro, quasi penetrando nell'intimo dell'animo dell'osservato. Il Battista fissa Gesù come farà questi con Simone e con il giovane ricco, da lui amato (cf. Mc 10,21). Giovanni contempla "Gesù che passa". Giovanni è profeta e scruta le realtà divine, e "sa" perché Gesù "passa": perché è Colui che viene, che cerca i suoi discepoli. Quando il Signore chiama gli uomini al suo seguito per il necessario discepolato, si hanno sempre e solo tre verbi: passa - guarda - chiama. Giovanni "sa" altresì che Colui che viene passa, guarda e chiama un'unica volta. Lo avevano compreso i Padri, che contemplavano questo tratto con terrore: «Io ho paura di Gesù che passa e non ritorna», scrive sant'Agostino.

«Ecco l'agnello di Dio» è la solenne proclamazione del Battista. Giovanni ai due discepoli ancora anonimi "indica" Gesù come il Servo sofferente, con la "formula di rivelazione", che con l' "Ecco" è anche "formula del prodigio" divino: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo», rimandando ancora in modo esplicito al Servo sofferente di Isaia.
Gesù si volta indietro quasi a vedere se le parole del Battista hanno avuto qualche effetto. La scena è trattata con una vivacità e un verismo tali, che suppone una testimonianza oculare. E domanda «Che cosa cercate?» che si può tradurre meglio con bramare, desiderare. La prima parola che Gesù pronuncia nel Vangelo di Giovanni è una domanda che pone a bruciapelo ai due che lo stanno seguendo: che cosa cercate? È questa una domanda importante che tende a scavare le intenzioni più intime. L'evangelista la sceglie con cura e la riproporrà ancora due volte nel corso del suo vangelo: all'inizio della sua passione, Gesù chiede per due volte a coloro che sono venuti ad arrestarlo nel giardino: «Chi cercate?» (Gv 18,4.7); e il Risorto al mattino di Pasqua, quando vuole scuotere la Maddalena piangente e le dice: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20,15).
La richiesta non è banale; anzi nel modo di procedere dell'evangelista Giovanni è molto seria. È la domanda che va al cuore dell'intenzione e mira a svelare la reale disponibilità della persona: si può infatti cercare Gesù per accoglierlo come il Messia ma anche per arrestarlo come un delinquente; lo si può cercare come un morto da compiangere o come il Vivente da cui essere salvati.

Poi Andrea va in cerca di suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Simone, che in ebraico significa "docile all'ascolto", Simone, "il docile", si lascia condurre. Dallo Spirito Santo dopo la Pentecoste si lascerà condurre a proclamare alle folle in attesa Cristo Signore Risorto (cf. At 2,1-4, e 13-36), e a battezzarle (cf. At 2,38). Anche da anziano si lascerà condurre alla morte per glorificare Dio, secondo la tremenda profezia del Signore Risorto (cf. Gv 21,18-19). Gesù riceve dunque anche Simone, il terzo discepolo. Gesù era passato, adesso lo guarda e lo chiama. E parla: «Tu sei Simone, figlio di Giovanni, tu ti chiamerai Kefa», che significa Roccia, Pietra, Pietro.
Pietro è accettato da Gesù perché ormai, per elezione divina imperscrutabile, lo ha fatto definitivamente "suo". E quindi sulla persona di Pietro, in tutto quello che Pietro è e che sarà, Gesù vanta il diritto totale come Signore e Creatore, che crea un uomo nuovo, per plasmarlo piano piano per il suo Disegno.
Simone, "il docile", accetta che gli venga cambiato il nome, accetta di essere "la Pietra" contro cui si scateneranno fino alla fine le terrificanti forze dell'inferno. Pietro ancora non sa tutto questo. Ma anche quando con la sua morte glorificò Dio (cf. Gv 21,19), quelle forze non prevalsero.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Maestro, dove dimori? (Gv 1,38)
(vai al testo…)

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Videro dove dimorava... e rimasero con lui (Gv 1,39) - (18/01/2015)
(vai al testo…)
 Abbiamo trovato il Messia (Gv 1,41) - (15/01/2012)
( vai al testo…)
 "Ecco l'Agnello di Dio!" E i due discepoli seguirono Gesù (Gv 1,36-37) - (17/01/2009)
(vai al post "Seguire Gesù")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il dono di poter "incontrare" Gesù (16/01/2015)
  L'incontro! (13/01/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2018)
  di Luigi Vari (VP 1.2015)
  di Marinella Perroni (VP 1.2012)
  di Claudio Arletti (VP 1.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

sabato 6 gennaio 2018

Dal Giordano al Calvario: manifestazione dell'amore del Padre


Battesimo del Signore (B)
Isaia 55,1-11 • Salmo Is 12,2.4-6 • 1 Giovanni 5,1-9 • Marco 1,7-11
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La festa del Battesimo del Signore fa parte delle «feste epifaniche», cioè delle feste che celebrano la manifestazione del Signore. Tutti gli evangeli descrivono la missione di Cristo a partire dal Battesimo. Con questo avvenimento Gesù inaugura la sua vita pubblica.
Il fatto che Gesù chieda di ricevere il battesimo di Giovanni dona a questo rito un significato completamente nuovo. Gesù si umilia, si confonde coi peccatori; ma lui è l'innocente, il santo e, come tale, risponde all'iniziativa di Dio con un'obbedienza perfetta: questa sua fedeltà compie la nostra salvezza.
Nel battesimo al Giordano Gesù risponde ufficialmente alla elezione del Padre e alla missione che dal Padre gli viene affidata. Questo fatto contiene tutto l'itinerario che Gesù dovrà percorrere: è la vocazione alla croce. Inizia in senso pieno per Gesù la sua storia di salvezza che vivrà in perfetta fedeltà fino al «tutto è compiuto» del Calvario. La sua missione è tutta protesa verso il battesimo della croce: «Devo ricevere un battesimo, e quale non è la mia angoscia fino a quando non sia compiuto» (Lc 12,50).
La sua opera sarà allora quella del «servo», quella dell'«agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». Sotto questo aspetto è quanto mai indicativo che gli evangelisti sinottici mettano il battesimo del Giordano in connessione diretta con le tentazioni del deserto: «Gesù, pieno dello Spirito santo, tornò dal Giordano e fu spinto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, per essere tentato dal diavolo» (Lc 4,1-2).
In questa prova Gesù rivive in fedeltà assoluta l'elezione e l'esperienza del popolo di Dio, elezione ed esperienza che ricapitola in sé e porta a compimento sulla via del servizio, della povertà e dell'amore.
Inoltre Gesù, accettando il battesimo di Giovanni, riceve ufficialmente l'investitura messianica. Lui è il profeta che non solo annuncia la salvezza in nome di Dio, ma è l'uomo-Dio che la realizza. Lo Spirito santo scende su di lui e lo consacra con unzione sacerdotale, profetica e regale, per la sua azione di salvezza. Gesù è dunque l'eletto di Dio, il Figlio prediletto nel quale il Padre trova la sua compiacenza. In quel «servo» gli uomini devono riconoscere il vero messia.
La celebrazione pertanto del Battesimo di Gesù è celebrazione di un mistero di salvezza. Ed il mistero che oggi viene celebrato dalla Chiesa richiama alla memoria il nostro Battesimo per mezzo del quale siamo stati purificati e siamo spiritualmente rinati, divenendo figli di Dio.
In questo giorno di festa eleviamo suppliche affinché viviamo come figli di Dio, cresciamo nell'amore e ci trasformiamo spiritualmente ad immagine di Cristo.

Quando Gesù è battezzato avviene la prima scena divina della Teofania: "i Cieli si squarciano", la divina Trascendenza paterna, il Seno paterno (cf. Gv 1,18a) si apre, per manifestare la totale Presenza d'Amore "a Gesù", all'Uomo vero, "manifestando" a Lui, ma anche su Lui per tutti gli uomini.
Gesù con i Cieli squarciati "vede" lo Spirito di Dio. Sembra che i presenti non se ne accorgano, e del resto le Parole esplicative del Padre sembrano rivolte solo al Figlio. Lo Spirito di Dio è la divina Sapienza d'Amore, che si comunica in modo unitivo paterno. Lo Spirito Santo "viene verso Gesù", manifestatosi in forma simbolica, come una colomba, che rivela la delicatezza del contatto dello Spirito Santo con l'Umanità del Figlio di Dio.
In questo contesto va ribadito che Cristo Signore in quanto Dio possiede lo Spirito del Padre da tutta l'eternità. In quanto Uomo vero, è nato «dallo Spirito Santo e da Maria Vergine». Non riceve lo Spirito Santo per la prima volta al Giordano. Al Giordano avviene la Teofania trinitaria, ossia la "Manifestazione" che "dichiara" quello che Cristo già è. In realtà, Cristo Signore possiede lo Spirito Santo in modo molteplice: in eterno, come comunione indicibile con il Padre; nel tempo, dalla sua immacolata concezione dalla Semprevergine Maria, poiché nasce "dallo Spirito Santo e da Maria Vergine".

Perché allora il Dono al Giordano? Ascoltiamo la Voce del Padre: «E venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».
I Cieli indicano dunque il Padre Invisibile per definizione (cf. Gv 1,18a), che adesso vuole comunicare la sua Volontà paterna sovrana. Il Padre infatti donando lo Spirito Santo si rende ormai visibile nell'Umanità del Figlio: chi vede Lui, vede il Padre (cf Gv 14,9); e si rende ascoltabile nella Parola del Figlio, che è il Verbo Dio incarnato (cf. Gv 1,1-18).

Il Signore è battezzato in eterno. Dovrà tuttavia ancora essere "confermato" in eterno dal Padre con lo Spirito Santo per l'esito della sua missione messianica. Questo avverrà nella divina Trasfigurazione, con la Nube dello Spirito Santo e le Parole del Padre. La Croce segnerà il culmine della liturgia terrena del Signore nello Spirito Santo, poiché con essa avverrà il massimo annuncio del Vangelo, la massima opera della Carità del Padre, il massimo atto di culto. E la creazione della Chiesa Sposa (cf. Gv 19,34).
La Resurrezione, con l'entrata del Signore anche come Uomo vero nella Gloria del Padre, sancendo per l'eternità la Liturgia divina e le Nozze divino, inaugura le Nozze eterne.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Tu sei il Figlio mio, l'amato (Mc 1,11)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata - Anno B):
 Tu sei il Figlio mio, l'amato (Mc 1,11) - (11/01/2015)
(vai al testo…)
 Vide lo Spirito discendere verso di lui (Mc 1,10) - (8/01/2012)
(vai al testo…)
 Lui vi battezzerà con lo Spirito Santo (Mc 1,8) - (9/01/2009)
(vai al post "Battezzati nello Spirito santo")

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata - Anni A e C):
 Gesù venne da Giovanni per farsi battezzare(Mt 3,13) - (8/01/2017)
(vai al testo…)
 In lui ho posto il mio compiacimento (Mt 3,17) - (12/01/2014)
(vai al testo…)
 In lui ho posto il mio compiacimento (Mt 3,17) - (9/01/2011)
(vai al testo…)
 In te ho posto il mio compiacimento (Lc 3,22) - (10/01/2016)
(vai al testo…)
 In te ho posto il mio compiacimento (Lc 3,22) - (13/01/2013)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia (Anno B):
Lo "sprofondare" del Figlio di Dio… per farci figli (5/1/2017)
Il Compiacimento del Padre (7/1/2012)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia (Anni A e C):
Siamo diventati Cristo (10/1/2014)
L'aprirsi del Cielo (8/1/2016)
Essere scelti dall'amore eterno di Dio (11/1/2013)

Commenti alla Parola (Anno B):
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2018)
  di Luigi Vari (VP 1.2015)
  di Marinella Perroni (VP 1.2012)
  di Claudio Arletti (VP 1.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Letture Patristiche della Domenica

Vedi anche Commenti alla Parola (Anni A e C):
  di Cettina Militello (VP 11.2016)
  di Gianni Cavagnoli (VP 11.2013)
  di Marinella Perroni (VP 11.2010)
  di Luigi Vari (VP 11.2015)
  di Marinella Perroni (VP 11.2012)
  di Claudio Arletti (VP 11.2009)

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 4 gennaio 2018

Aperti alla Novità dello Spirito, nonostante gli inevitabili errori


Epifania del Signore
Isaia 60,1-6 • Salmo 71 • Efesini 3,2-3a.5-6 • Matteo 2,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

La notte di Natale i pastori, cioè i poveri, gli ultimi, hanno visto un segno e l'hanno accolto… Hanno creduto perché si sono messi in cammino. Dio si nasconde e si fa trovare da chi sui mette in cammino uscendo da sé, dalla sua sicurezza, dal suo sapere. Lo riconosce e lo accoglie solo chi cammina.
Nella solennità odierna dell'Epifania il vangelo ci presenta la figura dei Magi. Anche loro si sono messi in cammino incontrare "colui che è nato, il Re dei Giudei". Questi personaggi sono sicuramente esperti di astronomia, tuttavia la loro scienza è limitata e ingannevole: infatti arrivano nella città sbagliata, perché non Gerusalemme il luogo dove è nato il Re che cercano. E tra tutte le persone a cui potevano rivolgersi, non ce n'è una più sbagliata di Erode…
I Magi hanno la domanda, ma non la risposta. È curioso che si rivolgano a coloro che hanno la risposta, ma non la domanda. I sacerdoti e gli scribi, infatti, conoscono le Scritture, ma a loro non interessa trovare il Re dei Giudei.
Eppure, proprio l'errore di rivolgersi a Erode e al Sinedrio permette ai Magi di giungere alla meta, attraverso l'incontro con le sacre Scritture. Proprio il fatto di non avere risposte, ma solo domande, è stata la loro salvezza. Se avessero avuto la presunzione di sapere già tutto, non avrebbero chiesto aiuto. Quindi, il loro errare in fondo li ha portati nella direzione giusta. Così quando riprendono la strada, la stella torna a mostrarsi, come all'inizio della loro ricerca. Segno che anche negli errori è contenuta una luce di verità. Purché siano errori fatti col desiderio di cercare. Al contrario, c'è chi sta fermo nel suo palazzo, come Erode, o nel suo tempio, come i sacerdoti e gli scribi.

Occorre mettersi sempre di nuovo per strada ed errare. "Errare" nel senso di vagare alla ricerca di qualcosa, ma anche nel senso di sbagliare: chi vuole trovare una cosa, deve fare molta strada oppure rovistare in ogni angolo e, di fatto, sbagliare molte volte. Tutti facciamo così, finché non abbiamo trovato quel che cercavamo. Ameno che non spegniamo il desiderio di cercare. Ogni errore ci conduce più vicini alla verità. Purché siamo onesti nella ricerca. Bisogna errare, per poter trovare. I Magi avevano errato anche sull'identità del ricercato: cercavano un Re e trovano solo un bambino povero! Ma loro sono uomini aperti alla novità: è solo un bambino, eppure lo adorano come Re dei Giudei.

La visita dei Magi è un incontro profetico: questi stranieri erranti, con la luce della loro coscienza, arrivano a incontrare il Salvatore del mondo. Non appartenevano al popolo di Dio. Non conoscevano le sacre Scritture. Non frequentavano il tempio. Eppure, lo hanno accolto. I Magi svelano in anticipo il mistero realizzato nella Pasqua: "che le genti - come dice Paolo - sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo" (Ef 3,6). Cristo, nella sua Pasqua, ha effuso sul mondo intero il suo Spirito. Ora è possibile trovare la luce ovunque. E chi la cerca onestamente, la trova.

(tratto da Omelie: L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? (Mt 2,2)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Mt 3,13) - (6/01/2017)
(vai al testo…)
 Videro il bambino… si prostrarono e lo adorarono (Mt 2,11) - (6/01/2016)
(vai al testo…)
 Siamo venuti ad adorarlo (Mt 2,2) - (6/01/2015)
(vai al testo…)
 Siamo venuti ad adorare il Signore (Mt 2,2) - (6/01/2013)
(vai al testo…)
 Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Mt 2,10) - (6/01/2012)
(vai al testo…)
 Videro il Bambino con Maria sua madre (Mt 2,11) - (6/01/2011)
(vai al testo…)
 Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra (Sal 71) - (5/01/2009)
(vai al post "Il centro dell'universo")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Le preferenze di Dio: gli ultimi, i lontani (5/1/2017)
Il cammino per l'incontro don Dio (5/1/2016)
Nel "Nulla d'amore" di Dio (5/1/2015)
Essere "epifania" di Dio (4/1/2014)
L'incontro con Gesù, nella "casa", con Maria (4/1/2013)
Guardare oltre, con nel cuore il mondo (5/1/2012)

Vedi anche i post:
La Stella, il dono che porta (6/1/2011)
Lo scambio dei doni (5/1/2010)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2018)
  di Cettina Militello (VP 11.2016)
  di Luigi Vari (VP 11.2015)
  di Luigi Vari (VP 1.2015)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2013)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Marinella Perroni (VP 2010)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Claudio Arletti (VP 2008)
  di Enzo Bianchi (vol. A)
  di Enzo Bianchi (vol. B)
  di Enzo Bianchi (vol. C)

(Illustrazione di Stefano Pachì)

lunedì 1 gennaio 2018

Nelle nostre fragilità, la "potenza" di Dio


Parola di vita – Gennaio 2018
(Clicca qui per il Video del Commento)

«Potente è la tua mano, Signore» (Es 15,6).

La Parola di vita di questo mese richiama un versetto dell'Inno di Mosè, un brano dell'Antico Testamento in cui Israele esalta l'intervento di Dio nella propria storia. È un canto che proclama la Sua azione decisiva per la salvezza del popolo, nel lungo percorso dalla liberazione dalla schiavitù in Egitto fino all'arrivo nella Terra promessa.
È un cammino che conosce difficoltà e sofferenza, ma che si realizza sotto la guida sicura di Dio anche attraverso la collaborazione di alcuni uomini, Mosè e Giosuè, che si mettono al servizio del Suo disegno di salvezza.

«Potente è la tua mano, Signore».

Quando noi pensiamo alla potenza, facilmente la associamo alla forza del potere, spesso causa di sopraffazione e conflitti tra persone e tra popoli. Invece, la parola di Dio ci rivela che la vera potenza è l'amore, così come si è manifestata in Gesù. Egli ha attraversato tutta l'esperienza umana, fino alla morte, per aprirci la strada della liberazione e dell'incontro con il Padre. Grazie a Lui si è manifestato il potente amore di Dio per gli uomini.

«Potente è la tua mano, Signore».

Se guardiamo a noi stessi, dobbiamo riconoscere con franchezza i nostri limiti. La fragilità umana, in tutte le sue espressioni - fisica, morale, psicologica, sociale - è una realtà innegabile. Ma è proprio qui che possiamo sperimentare l'amore di Dio. Egli, infatti, vuole la felicità per tutti gli uomini, suoi figli, e per questo è sempre disponibile ad offrire il suo aiuto potente a quanti si mettono con mitezza nelle sue mani per costruire il bene comune, la pace, la fraternità.

Questa frase è stata sapientemente scelta per celebrare in questo mese la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Quanta sofferenza siamo stati capaci di infliggerci a vicenda in questi secoli, scavando spaccature e sospetti, dividendo comunità e famiglie

«Potente è la tua mano, Signore».

Abbiamo bisogno di chiedere con la preghiera la grazia dell'unità, come dono di Dio; allo stesso tempo possiamo anche offrirci ad essere Suoi strumenti d'amore per costruire ponti. In occasione di un convegno presso il Consiglio ecumenico delle chiese, a Ginevra nel 2002, Chiara Lubich, invitata ad offrire il suo pensiero e la sua esperienza, ha detto:

"Il dialogo si svolge in questo modo: anzitutto ci si mette sullo stesso piano del nostro partner chiunque esso sia; poi lo si ascolta, facendo il vuoto completo dentro di noi… In questa maniera si accoglie l'altro in sé e lo si comprende… Perché ascoltato con amore, l'altro è, così, invogliato a sentire anche la nostra parola" [1].
In questo mese, approfittiamo dei nostri contatti quotidiani, per stringere o recuperare rapporti di stima e amicizia con persone, famiglie o gruppi appartenenti a chiese diverse dalla nostra.
E perché non estendere la nostra preghiera e la nostra azione anche alle fratture all'interno della nostra stessa comunità ecclesiale, come anche in politica, nella società civile, nelle famiglie? Potremo testimoniare anche noi con gioia: «Potente è la tua mano, Signore».

Letizia Magri

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[1] Cfr. C. Lubich, L'unità e Gesù crocifisso e abbandonato fondamento per una spiritualità di comunione, Ginevra, 28 ottobre 2002.


Fonte: Città Nuova n. 12/Dicembre 2017

domenica 31 dicembre 2017

Con sincera gratitudine


Il ringraziamento più grande per questo anno che sta per terminare e che il Signore ci ha donato è la certezza che il Padre non ci abbandona mai.
Tanti sono gli avvenimenti, lieti e meno lieti, che hanno accompagnato questo anno.
Primo fra tutti, la gioia e la gratitudine per questi 40 anni che il Signore ci ha donato di condivisione totale nel matrimonio: gratitudine senza limiti, al di là di ogni nostra deficienza; esperienza vitale, magari sofferta ma gratificante, della partecipazione alla fedeltà di Dio.
E poi la nascita di Niccolò, l'ultimo nipotino!
In questo contesto familiare, la gioia di condividere la nostra chiamata alla diaconia nella Chiesa, con altri fratelli nel diaconato… La gioia di poter offrire alle persone che ci sono affidate, come ne siamo capaci, un riflesso di quell'amore che lo Spirito ha "riversato nei nostri cuori".
Gioia e gratitudine, nonostante le incertezze e le ingiustizie che la vita presente, nel mondo e nella società in cui viviamo, ci riservano; non ultima la chiusura del cuore di molti verso le moltitudini di migranti, "uomini e donne in cerca di pace, che cercano un luogo dove vivere in pace", come scrive papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace.
Monito per ogni credente e non: «L'hai fatto a me… Non l'hai fatto a me»!

E poi, non ultima, ma sicuramente la più significativa, l'esperienza personale e familiare della presenza di Maria nella nostra vita. Presenza che riscopriamo sempre più come un balsamo che ci lega fra noi e con Gesù, in un abbandono filiale al Padre, nelle cui mani affidiamo la nostra vita, sorretti dalla forza e dalla luce dello Spirito.

sabato 30 dicembre 2017

Il grande campo della libertà di Dio:
 la maternità verginale di Maria, la Theotokos


Maria Santissima Madre di Dio
Numeri 6,22-27 • Salmo 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Secondo gli studiosi sarebbe questa la più antica festa mariana con officiatura. La celebrazione odierna sovraccarica spesso i temi, sovrapponendo una festa mariana con quella ideologica del capodanno civile, abolendo di fatto la Circoncisione del Signore, che è di gran lunga il tema principale del Vangelo del giorno.
Tutte le chiese d'oriente e d'occidente si sono sempre compiaciute di onorare la santissima madre di Dio, la Theotokos. Le prime feste mariane che la tradizione liturgica ricorda gravitano intorno al Natale o al 15 agosto.
A partire dal concilio di Efeso (431), il culto verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera e imitazione; venerandola come madre di Dio.
La maternità divina è all'origine di ogni privilegio di Maria.
Questa dignità è unica: la vergine ha concepito e partorito il Verbo di Dio secondo la carne, perciò può essere chiamata in verità Madre di Dio.
Ella non è soltanto madre del corpo di suo Figlio, ma è a pieno titolo la madre di questo Figlio che è Dio. L'essenziale di questa maternità è la relazione personale con Dio, che troviamo in Maria ad un livello unico di profondità.
Certamente resta una relazione infinitamente lontana dalle relazioni sostanzialmente divine che troviamo tra le Persone della ss. Trinità, e anche tra l'umanità di Gesù e il Verbo che l'assume. Tuttavia rimane la relazione più alta che sia pensabile tra una persona creata e il suo Creatore.
Maria, perciò, è al di sopra di ogni creatura e la Chiesa la venera e la ama, attuando le parole profetiche: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'onnipotente» (Lc 1,48).
L'eucaristia di oggi è celebrata lodando, benedicendo e glorificando il Padre per la maternità della beata vergine Maria.
Un motivo particolare, in questo rendimento di grazie della Chiesa, è la maternità divina di Maria in quanto maternità verginale.
I contemporanei fanno fatica ad accettare questo mistero.
Eppure la realtà del concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito santo ci richiama alla grande verità dell'iniziativa di Dio nell'opera della salvezza e alla sua trascendenza.
Anche il teologo protestante Karl Barth diceva: «L'uomo Gesù Cristo non ha padre. La sua concezione non dipende dalla legge comune. La sua esistenza comincia con la libera decisione di Dio stesso, procede dalla libertà che caratterizza l'unità del Padre e del Figlio, legati dall'amore, cioè dallo Spirito santo... È il grande campo della libertà di Dio, ed è da questa libertà che procede l'esistenza dell'uomo-Gesù».
Per i Padri della Chiesa la verginità di Maria era il segno rivelatore della divinità di Cristo e il tipo della nuova nascita dei cristiani.
Affermare, pertanto, la maternità verginale di Maria significa superare i nostri razionalismi e affermare un elemento importante su Gesù Cristo. È una verginità in prospettiva cristologia.

La solennità odierna, nel contesto del Natale, ci porta alla mangiatoia di Betlemme, ai pastori, ai sentimenti di Maria che custodiva questi fatti nel suo cuore, al rito dell'ottavo giorno, quello della circoncisione del figlio a cui «fu messo nome Gesù».

Con quel rito il Signore fu circonciso come un vero Uomo e Primogenito maschio; entra finalmente a far parte anche di diritto della Famiglia d'Abramo (cf. Gen 17), del quale è il Discendente secondo la carne (cf. Mt 1,1; Gal 3,16). Ma la Famiglia di Abramo è il popolo santo della Promessa, che Cristo con la Croce deve conseguire e trasformare in Benedizione (cf. Gal 3,13-14). Cristo Signore perciò «si fece Diacono della circoncisione a causa della Fedeltà di Dio, per confermare la Promessa dei Padri che anche le nazioni pagane per misericordia glorificassero Dio» (Rm 15,8-9).
Inoltre, Cristo Signore è il Nucleo santo del popolo messianico, formato da Ebrei circoncisi e battezzati e da pagani ammessi alla salvezza per pura misericordia in forza del battesimo.
Per questo alla Circoncisione si attua l'Annuncio dell'Angelo a Maria Semprevergine (cf. Lc 1,31) e a Giuseppe (cf. Mt 1,21): il Bambino sarà chiamato "Gesù", "La Salvezza è il Signore": «Gesù Cristo è sempre lo stesso ieri, oggi e nei secoli eterni».
Il Signore Gesù è "oggi qui per noi", presente nel suo Vangelo, nel suo Corpo e nella sua Coppa, nella Chiesa sua Sposa.
"Gesù Cristo, Ieri e Oggi, il Medesimo per i secoli", che si deve leggere: "il nostro Ieri, il nostro Oggi, il Medesimo nostro per i secoli".

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
I pastori riferirono ciò che era stato detto loro (Lc 2,17)
(vai al testo)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose (Lc 2,19) – (01/01/2017)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il Nome per eccellenza: Dio salva (30/12/2016)
  Alimentati dalla benedizione di Dio (30/12/2015)
  La Vergine Madre (30/12/2013)
  Madre dell'unica persona del Verbo di Dio, dono per il mondo (31/12/2012)
  Madre di Dio (30/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2018)
  di Cettina Militello (VP 11.2016)
  Luigi Vari (VP 11.2015)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 11.2013)
  di Marinella Perroni (VP 11.2012)
  di Marinella Perroni (VP 11.2011)
  di Marinella Perroni (VP 11.2010)
  di Claudio Arletti (VP 11.2009)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi (A)
  di Enzo Bianchi (B)
  di Enzo Bianchi (C)

venerdì 29 dicembre 2017

La Famiglia di Nazaret:
 specchio della Famiglia divina eterna


Domenica fra l'Ottava del Natale - Santa Famiglia (B)
Genesi 15,1-6;21,1-3 • Salmo 104 • Ebrei 11,8.11-12.17-19 • Luca 2,22-40
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

In questa domenica dopo il Natale la liturgia porta il nostro sguardo di fede sulla famiglia di Nazaret nella quale «Dio, nostro Padre, ci ha dato un vero modello di vita».
Attraverso i testi della Scrittura scelti per questa festa, la comunità cristiana viene invitata a prendere coscienza dei rapporti familiari vissuti in modo nuovo, cioè «nel Signore». I costumi, anche quelli familiari, sono in continua evoluzione. Il cristiano autentico non deve scomporsi, ma deve vivificare tutto con l'atteggiamento interiore guidato dallo Spirito di Dio. Gesù insegna e aiuta a vivere l'amore familiare col suo stesso amore: un amore capace di donarsi fino alla morte, perché è immagine dell'amore stesso del Padre celeste.
I costumi di Dio diventano così i costumi degli uomini diventati figli di Dio.

La liturgia odierna ci invita dunque a riflettere sul tema della famiglia, alla luce di quella comunità esemplare, formata da Giuseppe, Maria e Gesù, che i testi evangelici ci descrivono, seppure con grande sobrietà e discrezione. La famiglia può essere considerata giustamente perno vero e insostituibile di una solidarietà di base importantissima, sia sul piano naturale (trasmissione della vita, convivenza, comunità di amore, educazione...), sia sul piano soprannaturale (perché fondata sul sacramento del matrimonio e ordinata a promuovere anche la crescita della fede e della carità).
San Paolo, quando parla del fondamento della famiglia, cioè del matrimonio, lo chiama sacramentum magnum proprio in ordine a Cristo e alla comunità ecclesiale. Il sacramento del matrimonio contiene in sé un forte dinamismo di rinnovamento e di crescita, non solo nel senso di ampliamento quantitativo, ma proprio come assimilazione e testimonianza del mistero di Cristo nella comunità ecclesiale.
Tuttavia, è da tener presente che la Famiglia divina eterna, unico vero Esemplare onnipotente, in realtà si compone del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Nel Figlio il Padre, donando lo Spirito Santo, si acquisisce anche una Casa creata di tutti i suoi figli, il cui Capo e Responsabile è Cristo Signore Risorto (cf. Eb 3,6).
In questo contesto la Famiglia di Nazaret è un esemplare mirabile, ma ancora umano, che si contempla, tuttavia con gli occhi verso la Famiglia divina eterna.
L'evangelista Luca introduce gradualmente i suoi lettori nel mistero dell'identità di Gesù: dall'annunciazione a Maria, alla nascita a Betlemme… Poi il Messia, figlio d'Israele, entra nel tempio e viene consacrato a Dio, «secondo la legge di Mosè».

Nel racconto della presentazione al tempio primeggiano le figure di Simeone e di Anna.
Simeone, simbolo della lunga attesa messianica, è "colui che attende", ma non in modo passivo; il suo è un "andare incontro per accogliere".
«Lo Spirito Santo era sopra di lui», «li benedisse e parlò a Maria: una spada ti trafiggerà l'anima».
Nei vangeli non si parla tanto dei dolori di Maria. Solo Giovanni racconta della sua presenza sotto la croce.
La "Spada" di Simeone viene a dare certezza dell'indicibile strazio del "cuore della Madre". È la Spada della Divina Parola, a cui Lei "Resa tutta grazia", come "la serva del Signore", si offrì con fede e amore senza limiti affinché tutto fosse fatto "secondo la Parola" divina (cf. Lc 1,38). La medesima Spada della divina Parola trafiggerà il cuore di tutti i fedeli, che nel battesimo sono chiamati ad un'esistenza sacrificale, di fedeltà e di testimonianza, davanti al loro Signore (cf. Mt 10,32; Mc 8,38; Lc 9,26). È una Spada affilata che divide i pensieri più nascosti del cuore, e che rivela ogni più segreta realtà, quella alla quale si deve rendere conto (cf. Eb 4,12-13).

«Adempiuto ogni cosa secondo la Legge del Signore, fecero ritorno a Nazaret di Galilea».
Questa non è una mera indicazione di un qualsiasi itinerario, ma secondo la teologia di Luca è la prima fase di un adempimento: "Nazaret–Betlemme-Nazaret". "Nazaret-Gerusalemme-Nazaret" è la seconda fase (Gesù tra i dottori ai Genitori: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» Lc 2,49). "Nazaret-Gerusalemme" è la terza fase dell'adempimento; poi più nessuna fase. A Gerusalemme dalla Croce scaturisce la Redenzione, la Consolazione, lo Spirito Santo al mondo intero. Le tre fasi e l'ultimo adempimento competono al divino, inconsumabile Spirito Santo.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Il bambino cresceva pieno di sapienza (Lc 2,40) (Lc 2,40) - (28/12/2014)
(vai al testo…)
 I miei occhi hanno visto la tua salvezza (Lc 2,30) - (27/12/2008)
(vai al post "Tutto vince l'amore!")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Sulla terra, il divino modello dell'amore trinitario (26/12/2014)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione di Stefano Pachì)

domenica 24 dicembre 2017

Gli "ultimi" si sono messi in cammino e hanno incontrato Dio


Natale del Signore
Visualizza i brani delle Letture
Messa della Vigilia: Isaia 62,1-5 • Salmo 88 • Atti 13,16-17.22-25 • Matteo 1,1-25
Messa della Notte: Isaia 9,1-6 • Salmo 95 • Tito 2,11-14 • Luca 2,1-14
Messa dell'Aurora: Isaia 62,11-12 • Salmo 96 • Tito 3,4-7 • Luca 2,15-20
Messa del Giorno: Isaia 52,7-10 • Salmo 97 • Ebrei 1,1-6 • Giovanni 1,1-18


Appunti per l'omelia

«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio» (Is 52,10), ma Giovanni nel prologo scrive che «Egli era la luce del mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe».
Ma quelli che «non lo hanno accolto», che non lo hanno riconosciuto, sono gli uomini religiosi, non gli atei... forse questi "suoi" siamo anche noi.
Nel mistero del Natale noi abbiamo visto la nostra tradizione, che ogni anno riempie i cuori di nostalgia. Il Natale porta in sé un'evocazione intensa, quasi intramontabile, perché la nostra tradizione lo ha vissuto ed espresso con riti, immagini, canti e significati che ne fanno una festa universale. Ma si può viverlo senza "vedere" niente di ciò che conta. Nel Natale della nostra tradizione si vedono i presepi, le luci, si sentono i canti che avvolgono le vie dello shopping; si vedono angeli in volo, teneri pastorelli e magi vestiti di splendide vesti; si vede lo stucchevole, la convenzione sociale, il compiaciuto buonismo dei ricchi.
Ma nel Natale di Gesù si sono viste altre cose: si sono visti uomini violenti e bestemmiatori, come sono i pastori, sconvolti per essere stati chiamati a essere i primi protagonisti dell'annuncio della misericordia; si sono visti inaffidabili stranieri, saltimbanchi e ingannatori come i Magi, inginocchiarsi e donare tutto di sé al bambino. Nel Natale di Gesù si vede quel che non si vede: la conversione dei peccatori incalliti, i lontani che diventano vicini.

Si sono viste queste cose, perché questi uomini, i poveri, gli ultimi, hanno visto un segno, un'impronta, e hanno accolto, cioè hanno fatto un cammino. Hanno veduto il bambino e hanno riconosciuto un Dio che si fa piccolo, ultimo; hanno veduto una giovane donna e un giovane uomo e hanno creduto che attraverso di loro Dio compie le promesse. Hanno creduto, perché si sono messi in cammino. Sono questi ultimi, questi poveri, ad accogliere, perché si sono mossi: "i suoi", quelli che avrebbero dovuto sapere, non hanno riconosciuto perché non si sono messi in cammino.

Dio si nasconde e si fa trovare da chi si mette in cammino uscendo da sé, dalla sua sicurezza, dalla sua tradizione, dal suo sapere. Lo riconosce e lo accoglie solo chi cammina.

(tratto da Omelie: L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Oggi è nato per voi un salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
Andiamo… vediamo questo avvenimento (Lc 2,15) - (25/12/2016)
(vai al testo…)
 Andiamo dunque fino a Betlemme (Lc 2,18) - (25/12/2015)
(vai al testo…)
 Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - (25/12/2014)
(vai al testo…)
 Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - (25/12/2013)
(vai al testo…)
 Non temete: vi annuncio una grande gioia (Lc 2,10) – (25/12/2012)
(vai al testo…)
 Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - 25/12/2011)
(vai al testo…)
 Un bambino è nato per noi (Is 9,5) - (25/12/2010)
(vai al testo…)
 La Parola è diventata carne e ha abitato fra noi (Gv 1,14) - (23/12/2009)
(vai al post "Dio, nostro fratello")
 Gloria a Dio nel più alto dei cieli, pace in terra agli uomini che egli ama (Lc 2,14) (Lc 2,14) - (24/12/2008)
(vai al post "Il prodigio dell'amore")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La speranza di un Bambino (23/12/2016)
  Dio entra nel mondo dal punto più basso (23/12/2015)
  Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra (23/12/2014)
  Dio si è fatto bambino! (24/12/2013)
 Il mistero dell'umiltà di Dio (24/12/2012)
 Dar vita a Gesù, oggi (23/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Cettina Militello (VP 2016)
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 2013)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Marinella Perroni (notte, VP 2011)
  di Marinella Perroni (giorno, VP 2011)
  di Marinella Perroni (notte, VP 2010)
  di Marinella Perroni (giorno, VP 2010)
  di Claudio Arletti (notte, VP 2009)
  di Claudio Arletti (giorno, VP 2009)
  di Claudio Arletti (notte, VP 2008)
  di Claudio Arletti (giorno, VP 2008)
  di Enzo Bianchi (vol. anno C, giorno)
  di Enzo Bianchi (vol. anno B, notte)
  di Enzo Bianchi (vol. anno A, aurora)

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 22 dicembre 2017

«Ecco la serva del Signore»:
  il progetto di Maria "perso" nel progetto di Dio


4a domenica di Avvento (B)
2 Samuele 7,1-5.8-12.14.16 • Salmo 88 • Romani 16,25-27 • Luca 1,26-3
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Tutta la liturgia di questa quarta domenica, concentra l'attenzione sul messia, figlio e discendente della casa di Davide, a cui si rivolgono le attese e le speranze dell'umanità. I profeti sono stati per secoli i tenaci custodi di questa speranza messianica, ravvivandola nei momenti decisivi della storia del popolo di Israele. Uno di questi momenti lo riviviamo nella profezia che Natan fa a Davide di una casa e di un trono eterni. Questo patto che Dio stringe con Davide, per bocca del profeta, si compirà nella sua discendenza, nel «figlio» della promessa, in Gesù, il Verbo incarnato, la cui umanità sarà il nuovo tempio di Dio; in esso sarà sancita la nuova ed eterna alleanza a cui non più solo Israele ma tutte le genti saranno chiamate a partecipare. Maria, la vergine madre, riceve per prima l'annuncio del compimento di questo mistero nascosto da secoli, ma ora rivelato, nella pienezza dei tempi, secondo il disegno dell'eterna sapienza di Dio.

David, come leggiamo nel passo proposto per questa domenica nella prima lettura (2Sam 7,1-5.8-12.14.16), dopo la promessa divina perpetrò orridi misfatti (adulterio e omicidio premeditato di un innocente e valoroso suo guerriero). Tuttavia, per Decreto imperscrutabile e irreversibile, il Signore amò David più di ogni altro suo re. E lo pose come il capostipite della discendenza regale, portatrice della Promessa e della Benedizione. Il Re messianico quindi di necessità dovrà essere «il Figlio di David».
Anche David amò il suo Signore, e Lo cantò, fattosi l'orante di numerosi Salmi. E per desiderio di tributargli il dovuto culto, appena ebbe un tempo di pace, progettò anche di costruirgli la dimora, suntuosa e degna, come l'uomo può. Il Signore allora dimorava sull'arca, sotto una tenda mobile. Ma Dio ha il suo Disegno da porre in azione.
David da parte sua comunica la sua decisione al suo più fidato consigliere, il profeta Natan, profeta di corte e quindi attento ai desideri del sovrano che lo asseconda, assicurandogli troppo in fretta che il Signore sta con lui anche in questo.
Tuttavia, quella notte stessa il Signore appare a Natan e lo invia a David per contestargli il suo disegno, che non desidera, poiché per David ha ben altri progetti. Gli manda a dire che in verità Egli lo ha preso come semplice pecoraio e ne ha fatto il re d'Israele, precedendolo e dandogli vittoria contro tutti i nemici. Perché vuole fargli un nome senza pari sulla terra.

La promessa di Dio si realizza attraverso il «sì» di Maria, la «piena di grazia», come la chiama l'angelo Gabriele. Un titolo che non designa soltanto l'elezione di Maria alla maternità del Messia, ma anche la sua preparazione con un cumulo di benedizioni celesti per tale compito sublime, come viene esplicitato nel dogma dell'immacolato concepimento di Maria.
Maria in altri termini è stata prevenuta dalla grazia, è una privilegiata appunto perché ricolmata di grazia da parte di Dio: «resa già graziata» (il participio è al perfetto), perché Maria è stata da sempre e resta per sempre l'oggetto del favore eccezionale che il carisma della maternità messianica suppone. Iddio è con colei che sarà la madre del Dio-con-noi, l'Emmanuele.

Nel dialogo con l'angelo, Maria non esprime un dubbio, non pretende un segno, come fece Zaccaria, ma espone un desiderio, esprime un proposito, quello di rimanere vergine. Un ideale certo difficile per il suo tempo, frutto sicuramente della grazia di Dio, ed una nascita da lei avrebbe sconvolto umanamente la sua oblazione.
Tale è lo stato di Maria, ma ciò che ella considerava come un ostacolo per questa maternità gloriosa è, nel pensiero divino, la condizione necessaria.
Dio le ha ispirato di rimanere vergine. Dio le domanda oggi di diventare madre; Dio non si contraddice.
Come fu necessario che Abramo, perché potesse effettivamente diventare il padre di una posterità numerosa come le stelle del cielo e l'arena del mare, rinunciasse, accettando di immolarlo, all'unico figlio, sul quale riposavano le promesse divine.
Salva la sua vita colui che accetta di perderla (cfr. Mc 8,34ss e sinottici); in altri termini l'uomo possiede solo ciò che ha donato. Allora anche la verginità di Maria assume un significato nuovo; non è un valore a sé stante, in quanto fatto biologico, ma è l'espressione della radicale povertà e disponibilità nella fede al progetto di Dio.
L'accettazione di Maria è strettamente legata alla rivelazione contenuta nel dialogo con l'angelo; Maria di Nazaret ha accettato che il proprio progetto scomparisse in quello di Dio.
Con un atto di fede e di obbedienza è iniziata la storia della salvezza (Gen 12,1ss: Abramo); con un atto di fede e di obbedienza la storia della salvezza continua nella pienezza dei tempi (Maria). Ancora una volta ritorna l'immagine del "servo", quale simbolo di umiltà e di disponibilità.
L'offerta al Signore si fa ancora più totale; l'esistenza verginalmente consacrata per atto umano, adesso accetta di esserlo ad opera dello Spirito.
Questo è «essere la serva del Signore» fino alla fine; questo è accettare tutto da Dio, e solo da Dio, ma «secondo la Parola» onnipotente.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Concepirai un figlio e lo darai alla luce (Lc 1,31)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38) - (21/12/2014)
(vai al testo…)
 Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38) - (18/12/2011)
(vai al testo…)
 Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio (2Sam 7,14) - (19/12/2008)
(vai al post "Una sola famiglia")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Si compia la tua Parola (19/12/2014)
  Essere un'altra Maria (16/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Marinella Perroni (VP 11.2011)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 15 dicembre 2017

La gioia di incontrare Colui che ci libera da ogni schiavitù


3a domenica di Avvento (B)
Isaia 61,1-2.10-11 • Salmo Lc 1,46-50.53-54 • 1Tessalonicesi 5,16-24• Giovanni 1,6-8.19-2
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino (Fil 4,4.5).

Questa Domenica è tradizionalmente dedicata alla gioia: è la domenica del Gaudete, Rallegratevi! Il vocabolario della gioia proviene dalla Resurrezione, al sepolcro infatti le donne fedeli sono esortate a gioire (Mt 28,8) e dal dono conseguente dello Spirito Santo (Gal 5,22: «il Frutto dello Spirito è carità, gioia, pace»). Attraverso e con Paolo la Chiesa esorta a gioire ma nel "Signore Risorto", sempre. Invito poi ripetuto con il motivo unico e sufficiente: «Il Signore è (sta) vicino», ossia si è fatto presente per i suoi che lo attendono e che da Lui riceveranno lo Spirito Santo.
Nella prima lettura (Isaia 61,1-2.10-11) ci è presentato l'Unto del Signore, investito del suo Spirito, inviato per annunciare la buona novella ai poveri, per curare i contriti di cuore, per portare a tutti libertà e consolazione; per proclamare che è giunto il momento tanto atteso e invocato in cui la salvezza di Dio sta per manifestarsi. Per questo i versetti 10 e 11 (Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio…) sono veramente un grido di esultanza e di letizia (a cui fa seguito, contro la regola ma con pienezza di significato, il Cantico della Vergine Maria al posto del Salmo Responsoriale), perché Gerusalemme può ormai, come la sposa, deporre la veste di dolore per adornarsi dei suoi gioielli: il Signore Iddio, lo sposo, l'ha rivestita di salvezza, l'ha avvolta nel manto della giustizia e la farà rifiorire come un giardino, come la terra che schiude i nuovi germogli.

Lo Spirito del Signore è su di me…
La prima missione regale e sacerdotale dell'Unto del Signore è «evangelizzare i poveri»: il Signore conferisce ai poveri il diritto di ricevere per primi l'Evangelo divino. L'Evangelo porta il Regno, che è la Pace, i Beni divini e la salvezza: doni che precisamente spettano per primi ai poveri. In secondo luogo, il Re Profeta e Sacerdote Messia deve curare chi ha il cuore infranto dalle tribolazioni. Poi deve liberare i carcerati e i detenuti nella prigionia. Così dai poveri, tribolati, carcerati e prigionieri, le categorie infime dell'umanità, intorno all'Unto del Signore è riformato il popolo messianico del Signore. Il popolo ricolmo di tanta grazia erompe in un inno gioioso di azione di grazie.

L'evangelista Luca ci racconta che Gesù, all'inizio della sua vita pubblica, applicò a se stesso queste parole del profeta; e con esse, Cristo inaugurò la nuova era messianica. La presenza dello Spirito sopra di lui nel battesimo fu come la consacrazione all'opera salvifica alla quale era destinato.
Come non riconoscere, in questa parola del profeta agli esuli di Israele, la voce stessa di Dio che parla a noi tutti, ormai riscattati da una schiavitù ben più dura e pesante dell'antica schiavitù d'Israele? Noi redenti dal sangue di Cristo dalla schiavitù del peccato e del demonio, già incamminati verso la nuova ed eterna Gerusalemme, ci riconosciamo facilmente in quegli esuli pieni di gioia per la libertà annunciata e per la misericordia loro concessa.
Ora, scossi dalla predicazione di Giovanni Battista («in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete»), ci viene indicato Colui che battezza in Spirito Santo. E questo è il motivo profondo della nostra gioia! Per questo san Paolo, nella prima Lettera ai Tessalonicesi (cf. 1Ts 5,16-24), rivolgendosi a noi che «abbiamo... la speranza della salvezza», ci esorta a essere sempre lieti, a pregare senza interruzione e a rendere grazie sempre, in ogni cosa, «perché questa è la volontà di Dio per tutti voi in Cristo Gesù». In questo tempo così breve, che ancora ci separa da lui e dal suo glorioso e definitivo ritorno, non possiamo che vivere nella gioia, nella preghiera e nel rendimento di grazie, perché già siamo salvati nella speranza, rinnovando continuamente in noi il dono dello Spirito che nel Signore Gesù ci è dato «senza misura» (Gv 3,34). E allora «il Dio della pace», il «fedele», che non può venire meno alle sue promesse, sarà lui stesso a condurci alla salvezza, santificandoci «in modo perfetto», perché tutto il nostro essere sia custodito «irreprensibile per la parusia del Signore nostro Gesù Cristo».

Così, mentre siamo animati da questa speranza, la nostra attesa si fa più vigile e attenta: sentiamo riecheggiare, nell'Evangelo di Giovanni che oggi ci è proposto, la «voce» del Battista che agli uomini di tutti i tempi, sfiduciati e increduli, annuncia: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete»; ed è «colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29), colui che redime e riscatta, il solo che libera da ogni schiavitù.

Il Salvatore annunziato è già in mezzo a noi: sconosciuto e non accolto, ma tuttavia in mezzo a noi; divenuto uno di noi, per condividere la nostra vita, per strapparci alla morte e farci partecipi della sua eternità. L'antico annuncio di salvezza sta per compiersi pienamente: il Signore Gesù si manifesterà presto nella sua gloria.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Venne un uomo mandato da Dio (Gv 1,6)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Giovanni venne come testimone (Gv 4,7) - (14/12/2014)
(vai al testo…)
 Mi ha mandato a portare il lieto annuncio (Is 61,1) - (11/12/2011)
(vai al testo…)
 In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26) - (12/12/2008)
(vai al post "Lo sconosciuto")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Essere testimoni della luce (12/12/2014)
  La gioia di essere testimoni (9/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Marinella Perroni (VP 11.2011)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)