sabato 1 luglio 2017

Venite a me…


Parola di Vita – Luglio 2017

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28)

Stanchi e oppressi: queste parole ci suggeriscono l'immagine di persone - uomini e donne, giovani, bambini e anziani - che in qualsiasi modo portano pesi lungo il cammino della vita e sperano che arrivi il giorno in cui potersene liberare. In questo brano del vangelo di Matteo, Gesù rivolge un invito: «Venite a me...». Egli aveva intorno a sé la folla venuta per vederlo e ascoltarlo; molti di essi erano persone semplici, povere, con poca istruzione, incapaci di conoscere e rispettare tutte le complesse prescrizioni religiose del tempo. Gravavano su di loro, inoltre, le tasse e l'amministrazione romana come un peso spesso impossibile da sostenere. Si trovavano nell'affanno e in cerca di una offerta di una vita migliore.
Gesù, con il suo insegnamento, mostrava un'attenzione particolare verso di loro e verso tutti quelli che erano esclusi dalla società perché ritenuti peccatori. Egli desiderava che tutti potessero comprendere ed accogliere la legge più importante, quella che apre la porta della casa del Padre: la legge dell'amore. Dio infatti rivela le sue meraviglie a quanti hanno il cuore aperto e semplice. Ma Gesù invita anche noi, oggi, ad avvicinarci a lui. Egli si è manifestato come il volto visibile di Dio che è amore, un Dio che ci ama immensamente, così come siamo, con le nostre capacità e i nostri limiti, le nostre aspirazioni e i nostri fallimenti! E ci invita a fidarci della sua "legge" che non è un peso che ci schiaccia, ma un giogo leggero, capace di riempire il cuore di gioia in quanti la vivono. Essa richiede l'impegno a non ripiegarci su noi stessi, anzi a fare della nostra vita un dono sempre più pieno agli altri, giorno dopo giorno. Gesù fa anche una promessa: «... vi darò ristoro». In che modo? Prima di tutto con la Sua presenza, che si rende più decisa e profonda in noi se lo scegliamo come il punto fermo della nostra esistenza; poi con una luce particolare, che illumina i nostri passi quotidiani e ci fa scoprire il senso della vita, anche quando le circostanze esterne sono difficili. Se, inoltre, cominciamo ad amare come Gesù stesso ha fatto, troveremo nell'amore la forza per andare avanti e la pienezza della libertà, perché è la vita di Dio che si fa strada in noi.
Così ha scritto Chiara Lubich: «... un cristiano, che non è sempre nella tensione di amare, non merita il nome di cristiano. E questo perché tutti i comandamenti di Gesù si riassumono in uno solo: in quello dell'amore per Dio e per il prossimo, nel quale vedere e amare Gesù. L'amore non è mero sentimentalismo ma si traduce in vita concreta, nel servizio ai fratelli, specie quelli che ci stanno accanto, cominciando dalle piccole cose, dai servizi più umili. Dice Charles de Foucauld: "Quando si ama qualcuno, si è molto realmente in lui, si è in lui con l'amore, si vive in lui con l'amore, non si vive più in sé, si è 'distaccati' da sé, 'fuori' di sé" [1]. Ed è per questo amore che si fa strada in noi la sua luce, la luce di Gesù, secondo la sua promessa: "A chi mi ama... mi manifesterò a lui"[2]. L'amore è fonte di luce: amando si comprende di più Dio che è Amore (…)» [3].
Accogliamo l'invito di Gesù ad andare a Lui e riconosciamolo come sorgente della nostra speranza e della nostra pace. Accogliamo il Suo "comandamento" e sforziamoci di amare, come Lui ha fatto, nelle mille occasioni che ci capitano ogni giorno in famiglia, in parrocchia, sul lavoro: rispondiamo all'offesa con il perdono, costruiamo ponti piuttosto che muri e mettiamoci al servizio di chi è sotto il peso delle difficoltà. Scopriremo in questa legge non un peso, ma un'ala che ci farà volare alto.

Letizia Magri

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[1] C. de Foucauld, Scritti Spirituali, VII, Città Nuova, Roma 1975, pg. 110.
[2] Cf. Gv 14,21.
[3] Cf. C. Lubich, Parola di vita/maggio - La luce s'accende con l'amore, Città Nuova, XLIII, [1999/8]. pg. 49.

Fonte: Città Nuova n. 6/Giugno 2017
Immagine: Carl Heinrich Bloch, Consolator


venerdì 30 giugno 2017

Due estremi: la croce e un bicchiere d'acqua fresca:
 Una vita si perde, donandola


13a domenica del Tempo ordinario (A)
2Re 4,8-11.14-16a • Salmo 88 • Romani 6,3-4.8-11 • Matteo 10,37-42
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me non è degno di me
Ma allora chi potrà mai essere degno di te, Signore? Queste sono le persone più care, indispensabili a vivere, a diventare adulti. E la tua pretesa, altissima, che cosa vuole di me?
Il Signore non instaura una competizione nel cuore, una gara di emozioni, da cui sa che non uscirebbe vincitore, se non presso pochi eroi o santi o profeti dal cuore in fiamme. E tuttavia anche già per unirsi a colei che ama l'uomo lascerà il padre e la madre! Perché il mondo non coincide con il cerchio della famiglia. Né la buona novella, né la croce, non la vita eterna e neppure una storia di giustizia e di pace e di solidarietà, si spiegano o si costruiscono interessandosi solo della propria famiglia. Bisogna saper accogliere altri nel cerchio del sangue, accogliere genera vita e futuro, spezza l'eterna ripetizione di ciò che è già stato.
E risuona l'eco delle parole di Gesù dodicenne: "Non sapevate che devo interessarmi delle cose del Padre mio?".

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà…
Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà. Perdere la vita, non significa farsi uccidere: una vita si perde come si perde un tesoro, donandola. Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri. Gesù parla di una causa per cui vivere, che vale più della stessa vita. Come ha fatto Lui, che ha perduto la sua vita per la causa dell'uomo e l'ha ritrovata.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca…
A noi, spaventati dall'impegno di dare la vita e di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: chi avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca non perderà il premio. La croce e un bicchiere d'acqua, il dare tutta la vita e il dare quasi niente, sono i due estremi di uno stesso movimento. Un gesto che anche l'ultimo degli uomini può compiere; però un gesto vivo, significato da quell'aggettivo così evangelico: fresca. Acqua fresca deve essere, vale a dire procurata con cura, l'acqua migliore che hai, quasi un'acqua affettuosa...

Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca: stupenda pedagogia di Cristo. Non c'è nulla di troppo piccolo per il Vangelo, perché nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cielo. Perché l'uomo guarda le apparenze, Dio guarda il cuore. E tutto il Vangelo può essere in un bicchiere d'acqua fresca.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Enzo Bianchi

venerdì 23 giugno 2017

Non abbiate paura… Voi valete di più!


12a domenica del Tempo ordinario (A)
Geremia 20,10-13 • Salmo 68 • Romani 5,12-15 • Matteo 10,26-33
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Non abbiate paura…
Non abbiate paura degli uomini… Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima… Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Io valgo per Dio! Lui per me fa ciò che nessuno ha fatto, ciò che nessuno farà: conta persino tutti i capelli in capo e mi prepara un nido nelle sue mani. Egli ha cura di te, di me, di ogni fibra del corpo, di ogni cellula del cuore: innamorato di ogni dettaglio.

Nemmeno un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro
Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere venduti… Perché?
Ma il Vangelo letteralmente dice che nulla accade senza il Padre. Assicura che neppure un passero cadrà a terra senza che Dio ne sia coinvolto, che nessuno cadrà fuori dalle mani di Dio, lontano dalla sua presenza. Dio sarà lì.
Non certo come dive il proverbio: non si muove foglia che Dio non voglia. Molte cose, infatti, troppe accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza accade contro la volontà del Padre, e tuttavia nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore senza che Lui non ne patisca l'agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche lui, nessuno è crocifisso senza che Cristo non sia ancora crocifisso.

Quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo sulle terrazze
Annunciatelo sul posto di lavoro, nella scuola, negli incontri di ogni giorno annunciate che Dio si prende cura di ognuno dei suoi figli, che nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.
Dobbiamo temere piuttosto chi ha il potere di far perire l'anima. L'anima è vulnerabile, l'anima è una fiamma che può languire: muore di superficialità, di indifferenza, di disamore, di ipocrisia. Muore quando ti lasci corrompere, quando disanimi gli altri e togli loro coraggio, quando lavori a demolire, a calunniare, a deridere gli ideali, a diffondere la paura.

Per tre volte Gesù ci rassicura: Non abbiate paura! Voi valete!
Sì, per Dio io valgo. Valgo di più, di più di molti passeri, di più di tutti i fiori del campo, di più di quanto osavo sperare. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non abbiate paura (Mt 10,31)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Enzo Bianchi

mercoledì 21 giugno 2017

Dio ama chi dona con gioia


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Ricordando il santo di oggi, San Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), la liturgia odierna (mercoledì della 11a settimana del T.O., a.d.) propone il brano di 2Cor 9,6-11.
"Dio ama chi dona con gioia!".
"Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza, né per forza".
San Luigi ha dato la sua vita "con gioia"! Ha lasciato, "non con tristezza, né per forza", ma liberamente, tutti i suoi beni, l'eredità, gli agi e le ambizioni di corte, rinunciando al principato in favore del fratello…
San Luigi è per me un esempio fermo di generosità nel mio servizio diaconale ai poveri e agli ultimi, nel segno di una gratuità cha ha la sua radice nel Cuore di Dio.
E chiedo al mio santo protettore di aiutarmi a rendere il mio cuore sempre gioiosamente aperto a quanti il Signore mette quotidianamente sulla mia strada, per poter "moltiplicare e far crescere i frutti della giustizia", in un perenne "inno di ringraziamento a Dio".
… nella gioia di poter dire ogni giorno il mio «Sì»!

(Immagine: "S. Luigi Gonzaga" - particolare, sec. XIX, olio su tela, G. Caliari, chiesa parrocchiale di Palazzolo di Sona (VR)

Altri post "San Luigi Gonzaga"…

venerdì 16 giugno 2017

Il Pane che ci fa "uno" con Dio


Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (A)
Deuteronomio 8,2-3.14b-16a • Salmo 147 • 1 Corinzi 10,16-17 - Giovanni 6,51-58
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Io sono il pane vivo disceso dal cielo
Io sono il pane vivo: Gesù è stato geniale a scegliere il simbolo del pane. Il pane è una realtà santa perché fa vivere, e che l'uomo viva è la prima legge di Dio e nostra.
Il pane mostra come la vita dell'uomo è indissolubilmente legata ad un po' di materia, dipende sempre da un poco di pane, di acqua, di aria, cose semplici che confinano con il mistero e il sublime.
Le cose semplici sono le più divine: questo è proprio il genio del cristianesimo. In esso Dio e uomo non si oppongono più, materia e spirito si abbracciano e sconfinano l'uno nell'altro. È come se il movimento dell'incarnazione continuasse ogni giorno. Non dobbiamo disprezzare mai la terra, la materialità, perché in esse scende una vocazione divina: assicurare la vita, il dono più prezioso di Dio.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno…
Una parola scorre sotto tutte le parole di Gesù nel Vangelo di oggi, e forma la nervatura del suo discorso: la parola «vita». Che hai a che fare con me, o Pane di Cristo? La risposta è una pretesa perfino eccessiva, perfino sconcertante, e tanto semplice: «ti faccio vivere».
Gesù è nella vita datore di vita, come lo è il pane. Il convincimento assoluto di Gesù è quello di poter offrire qualcosa che noi prima non avevamo: un incremento, una intensificazione di vita per tutti coloro che fanno di lui il loro pane quotidiano. Cristo diventa mio pane quando prendo la sua vita come misura, energia, lievito della mia umanità. Mangiare e bere la vita di Cristo è un evento che non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma che si moltiplica dentro il vivere quotidiano. Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenerezza di me stesso, degli altri e del creato. Quando cerco di fare mio il segreto di Cristo, allora trovo il segreto della vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui
La parola determinante: io in lui, lui in me. Questa è tutta la ricchezza del mistero: Cristo in noi! La ricchezza del mistero della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. Evento d'Incarnazione che continua: il Verbo di Dio che ha preso carne nel grembo di Maria, continua ostinato e infaticabile a incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce.
Dio in me: il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, un'unica vocazione: diventare, nella vita, pezzo di pane buono per le persone che amo.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono il pane vivo (Gv 6,51)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6,51) - (22/06/2014)
(vai al testo…)
 Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17) - (26/06/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Quel Cibo che ci dà la Vita (20/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione da La Domenica, 07/06/2015)


mercoledì 14 giugno 2017

Spiritualità di comunione


Leggo dal Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, al n. 46: «L'Ordine sacro conferisce al diacono, mediante gli specifici doni sacramentali, una speciale partecipazione alla consacrazione e missione di Colui che si è fatto servo del Padre nella redenzione dell'uomo e lo inserisce, in modo nuovo e specifico, nel mistero di Cristo, della Chiesa e della salvezza di tutti gli uomini. Per questo motivo, la vita spirituale del diacono deve approfondire e sviluppare questa triplice relazione, nella linea di una spiritualità comunitaria in cui si tenda a testimoniare la natura comunionale della Chiesa».

Una spiritualità di comunione, quindi. Una spiritualità personale e comunitaria allo stesso tempo, in cui si coglie nel profondo che l'esercizio della carità, nel servizio a cui si è chiamati, deve portare necessariamente all'unità; perché anche dare le nostre sostanze ai poveri, senza la carità (che è la comunione trinitaria che ci è partecipata in dono) non mi gioverebbe a nulla e saremmo come bronzi risuonanti, come ammonisce san Paolo (cf 1Cor 13,1 ss).

Lo ha ribadito anche il papa Giovanni Paolo II nel suo discorso ad un gruppo di Vescovi amici del Movimento dei Focolari, il 16 febbraio 1995, dove ha detto, tra l'altro: «Una spiritualità comunitaria o collettiva… La Chiesa, icona della Santissima Trinità, è mistero di comunione e sacramento di unità (cf LG, 1). La comunione tra i suoi membri è il primario e principale segno che essa offre perché il mondo possa credere in Cristo (cf Gv 17, 21). Essere uno in Cristo è, per così dire, la prima e permanente forma di evangelizzazione attuata dalla Comunità cristiana.
Il nostro tempo esige una nuova evangelizzazione. Richiede quindi con particolare intensità ed urgenza di rispondere a questa originaria vocazione personale ed ecclesiale: formare, in Cristo, "un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32). Un rinnovato annuncio del Vangelo non può essere coerente ed efficace, se non è accompagnato da una robusta spiritualità di comunione, coltivata nella preghiera, nell'impegno ascetico e nel tessuto delle relazioni quotidiane».

E nel Direttorio si legge pure, al n. 55: «Il diacono ricordi che la diaconia della carità conduce necessariamente a promuovere la comunione all'interno della Chiesa particolare. La carità è, infatti, l'anima della comunione ecclesiale».

(Quadro di Gabriele Marsili: Cielo e terra)

lunedì 12 giugno 2017

Comunità che siano sempre più famiglia


Papa Francesco, all'Angelus della domenica della Santissima Trinità del 31 maggio del 2015, ha detto, tra l'altro: «Ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere lo splendore della Trinità e di evangelizzare non solo con le parole, ma con la forza dell'amore di Dio che abita in noi».

Chiara Amirante (fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti) ci ha provato…

«Volevo essere una risposta di amore al Suo amore pazzesco donatoci sulla Croce. Quando ho iniziato a percorrere i "deserti" della nostra splendida Roma e ad entrare in punta di piedi nelle dolorosissime storie del popolo della notte, non immaginavo davvero di incontrare un popolo così sterminato di disperati, di persone sole, di emarginati, di mendicanti di amore, sfregiati nella profondità del cuore dall'indifferenza, dall'abbandono, dalla violenza, vittime dei terribili tentacoli di piovre infernali.
Quanti fratelli disperati con le lacrime agli occhi mi hanno abbracciato chiedendomi: "Ti prego, Chiara, portami via da questo inferno!". Mi sentivo troppo piccola, fragile, impotente dinanzi al grido lancinante del popolo della notte … Poi un raggio di luce, una certezza: l'Amore è più forte, l'amore vince. L'Amore fa miracoli perché Dio è Amore!
Mi è venuta così l'idea di una comunità di accoglienza dove proporre un cammino di conoscenza di sé, di guarigione del cuore e di rigenerazione psico-spirituale. La risposta dei ragazzi accolti è stata fin dal primo momento davvero sorprendente ed entusiasmante».

In breve tempo la comunità si trasforma in una vera e propria "fabbrica dell'amore", un colosso della solidarietà e dell'accoglienza. Infatti, gli stessi ragazzi accolti, dopo un periodo trascorso in Comunità, sentono l'urgenza di impegnarsi in azioni di solidarietà verso chi è in grave difficoltà.
Chiara, nella Pasqua del 2006, lancia una nuova proposta: i Cavalieri della Luce. In pochi anni più di 500.000 persone aderiscono a questo impegno: provare a vivere il Vangelo alla lettera per rinnovare il mondo con la rivoluzione dell'Amore!

domenica 11 giugno 2017

Confidare in Dio… Sentirsi guardati e amati da Lui


Domenica della Santissima Trinità

«[…] Pur sapendo che Dio è Amore, spesso viviamo come fossimo soli su questa terra, come se non esistesse un Padre che ci ama e ci segue; che conosce tutto di noi – conta persino i capelli del nostro capo! -; che tutto fa concorrere al nostro bene: ciò che di buono facciamo e le prove che passiamo. Dovremmo poter ripetere come nostre le parole dell'evangelista Giovanni: …e noi abbiamo creduto all'amore. Credere, infatti, è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto, dalle cose che noi diciamo importanti alle minime azioni o pensieri o sentimenti, tutto è guardato da Dio. E se Dio è Amore, la fiducia completa in lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti. Ognuno di noi può abbandonarsi al suo amore, sicuro di essere compreso, confortato, aiutato. […]
Se crediamo, e crediamo in un Dio che ci ama, ogni impossibilità può infrangersi. Possiamo credere che si sradicheranno l'indifferenza e l'egoismo che spesso ci circondano e che albergano anche nel nostro cuore; che si risolveranno situazioni di disunità in famiglia; che il nostro mondo si avvierà verso l'unità fra le generazioni, fra le categorie sociali, fra i cristiani divisi da secoli; che sboccerà la fraternità universale fra i fedeli di religioni diverse, tra le razze e tra i popoli… Possiamo credere anche che questa nostra umanità arriverà a vivere in pace. Sì, tutto è possibile, se permettiamo a Dio di agire; a lui, l'Onnipotente, niente è impossibile. […]
"Signore, fammi rimanere nel tuo amore. Fa' che mai un attimo io viva senza che senta, che avverta, che sappia per fede, o anche per esperienza, che tu mi ami, che tu ci ami".
… Amando, la nostra fede diventerà adamantina, saldissima. Non soltanto crederemo all'amore di Dio, ma lo sentiremo in maniera tangibile nel nostro animo, e vedremo compiersi miracoli attorno a noi. […]».

Chiara Lubich

(Fonte: Città Nuova, n. 18/2004)

Vedi anche: Il Cielo dentro di noi!


venerdì 9 giugno 2017

E noi abbiamo creduto all'amore



Santissima Trinità (A)
Esodo 34,4-6.8-9 • Salmo Dn 3,52-56 • 2 Corinzi 13,11-13 - Giovanni 3,16-18
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio…
La Trinità: un dogma che può sembrare lontano e non toccare la vita. Invece è rivelazione del segreto del vivere, della sapienza sulla vita, sulla morte, sull'amore. E mi dice: in principio a tutto c'è la relazione!
Un solo Dio in tre persone: Dio non è in se stesso solitudine ma comunione, l'oceano della sua essenza vibra di un infinito movimento d'amore, reciprocità, scambio, incontro, famiglia, festa.
Quando nell'«in principio» Dio dice: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza», l'immagine di cui parla non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno di Dio, ma è tutte queste cose insieme. L'uomo è creato a immagine della Trinità. E la relazione è il cuore dell'essenza di Dio e dell'uomo. Ecco perché la solitudine ci pesa e ci fa paura, perché è contro la nostra natura. Ecco perché quando amo o trovo amicizia sto così bene, perché è secondo la mia vocazione.

In principio a tutto sta un legame d'amore, che il Vangelo annuncia: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio». Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, pratico, forte: il verbo dare. Amare equivale a dare, il verbo delle mani che offrono. «Dio ha tanto amato», centro del Vangelo di Giovanni, che ha la definizione più folgorante di Dio: Dio è amore; che vuole portarci a confessare: noi abbiamo creduto all'amore che Dio ha per noi!

Se mi domandano: tu cristiano a che cosa credi? La risposta spontanea è: credo in Dio Padre, in Gesù crocifisso e risorto, la Chiesa... Giovanni indica una risposta diversa: il cristiano crede all'amore.
Noi abbiamo creduto all'amore: ogni uomo, ogni donna, anche il non credente può credere all'amore. Può fidarsi e affidarsi all'amore come sapienza del vivere. Se non c'è amore, nessuna cattedra può dire Dio, nessun pulpito. È lo stesso amore interno alla Trinità che da lì si espande, ci raggiunge, ci abbraccia e poi dilaga.

Dio ha mandato il Figlio nel mondo… perché sia salvato per mezzo di lui
Dio ha tanto amato il mondo. Non solo l'uomo, è il mondo che è amato, la terra e gli animali e le piante e la creazione intera. E se Lui ha amato, anch'io devo amare questa terra, i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza.

La festa della Trinità è specchio del mio cuore profondo e del senso ultimo dell'universo. Incamminato verso un Padre che è la fonte della vita, verso un Figlio che mi innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le mie solitudini, io mi sento piccolo e tuttavia abbracciato dal mistero. Piccolo ma abbracciato, come un bambino. Abbracciato dentro un vento in cui naviga l'intero creato e che ha nome comunione.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (15/06/2014)
(vai al testo…)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (19/06/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Nell'abbraccio di Dio, la nostra vita (13/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

mercoledì 7 giugno 2017

Costituito nella Chiesa icona vivente di Cristo servo


È sempre opportuno mettere a fuoco la propria vocazione per alimentare quella spiritualità del servizio a cui siamo chiamati. A questo proposito ho riletto quanto è scritto nelle Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti riguardo la spiritualità diaconale (n.11).

«Dall'identità teologica del diacono, scaturiscono con chiarezza i lineamenti della sua specifica spiritualità, che si presenta essenzialmente come spiritualità del servizio.
Il modello per eccellenza è il Cristo servo, vissuto totalmente al servizio di Dio, per il bene degli uomini. Egli si è riconosciuto annunciato nel servo del primo carme del Libro di Isaia (cf Lc 4,18-19), ha qualificato espressamente la sua azione come diaconia (cf Mt 20,28; Lc 22,27; Gv 13,1-17; Fil 2,7-8; 1Pt 2,21-25) ed ha raccomandato ai suoi discepoli di fare altrettanto (cf Gv 13,34-35; Lc 12,37).
La spiritualità del servizio è una spiritualità di tutta la Chiesa, in quanto tutta la Chiesa, ad immagine di Maria, è la «serva del Signore» (Lc 1,38), a servizio della salvezza del mondo. Proprio perché tutta la Chiesa possa meglio vivere questa spiritualità di servizio, il Signore le dona un segno vivente e personale del suo stesso essere servo. Perciò, in modo specifico, essa è la spiritualità del diacono. Egli, infatti, con la sacra ordinazione, è costituito nella Chiesa icona vivente di Cristo servo. Il Leitmotiv della sua vita spirituale sarà dunque il servizio; la sua santità consisterà nel farsi servitore generoso e fedele di Dio e degli uomini, specie dei più poveri e sofferenti; il suo impegno ascetico sarà volto ad acquisire quelle virtù che sono richieste dall'esercizio del suo ministero».

Rimandi biblici:


Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore (Lc 4,18-19).

Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mt 20,28).

Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve (Lc 22,27).

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica (Gv 13,1-17).

Svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,7-8).

A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime (1Pt 2,21-25).

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13,34-35).

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli (Lc 12,37).

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).



venerdì 2 giugno 2017

Lo Spirito Santo, il respiro di Dio


Pentecoste (A)
Atti 2,1-11 • Salmo 103 • 1 Corinzi 12,3b-7.12-13 • Giovanni 20,19-23
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Mentre erano chiuse le porte del luogo per paura dei Giudei...
Le porte chiuse per paura! Accade sempre così quando si agisce seguendo le proprie paure: la vita si chiude. La paura è la paralisi della vita. I discepoli hanno paura anche di se stessi, di come lo hanno rinnegato. E tuttavia Gesù viene.
Siamo di fronte a una comunità dalle porte e finestre sbarrate, dove manca l'aria e si respira dolore; una comunità che si sta ammalando. E tuttavia Gesù viene.
Papa Francesco continua a ripetere che una chiesa chiusa, ripiegata su se stessa, che non si apre, è una chiesa malata. Eppure Gesù viene.
Viene in mezzo ai suoi, prende contatto con le nostre paure, con i nostri limiti, senza temerli.

Mostrò loro le mani e il fianco… «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»
I discepoli gioiscono al vedere il Signore e Gesù dice loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
L'abbandonato ritorna e sceglie proprio coloro che lo avevano abbandonato e li manda. Gesù avvia processi di vita, non accuse; gestisce la fragilità e la fatica dei suoi con un metodo umanissimo: quello del primo passo. Anche per noi: in qualsiasi situazione, anche in quella più perduta, un primo passo è possibile sempre, per tutti, un passo nella direzione giusta. Noi non saremo giudicati se avremo raggiunto l'ideale, ma se avremo camminato nella buona direzione, senza arrenderci, con cadute e infinite riprese, con gli occhi fissi ad una stella polare.

Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo…
Soffiò... Lo Spirito è il respiro di Dio. In quella stanza chiusa, in quella situazione che era senza respiro, ora respira il respiro di Cristo, quel principio vitale e luminoso che faceva unico il suo modo di amare e spalancava orizzonti nuovi; che spingeva Gesù a fare dei poveri i principi del suo Regno.

A coloro cui perdonerete i peccati saranno perdonati…
A coloro cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro cui non perdonerete non saranno perdonati. Il perdono dei peccati non è una missione riservata ai preti, è un impegno affidato a tutti i credenti che hanno ricevuto lo Spirito, donne e uomini, piccoli e grandi. Il perdono non è un sentimento, ma una decisione: è piantare attorno a noi oasi di riconciliazione, è aprire porte, riannodare fiducia nelle persone, lavorare per la pace.

Allora venga lo Spirito, riporti l'innocenza e la fiducia nella vita, soffi via le ceneri delle nostre paure, consolidi in ciascuno di noi l'aspirazione alla pace, alla gioia, alla vita, all'amore.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (08/06/2014)
(vai al testo…)
 Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (12/06/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Molti un sol corpo (06/06/2014)

Altri post Appunti per l'omelia :
  Lo Spirito… rimane, insegna, ricorda (13/05/2016 - Pentecoste Anno C)
  Lo Spirito che dà vita alla Parola (23/05/2015 - Pentecoste Anno B)
  Lo Spirito, forza di trasformazione radicale (17/05/2013 - Pentecoste Anno C)
  L'inestimabile dono (25/05/2012 - Pentecoste Anno B)

Altri post sulla solennità di Pentecoste:
  Pentecoste: lo Spirito e l'amore per Gesù (15/05/2016)
  Lo Spirito Santo e i Carismi (24/05/2015)
  Dio è amore! (23/05/2010)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi


giovedì 1 giugno 2017

La nostra meravigliosa avventura


Parola di vita – Giugno 2017


«Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20, 21).

Nei giorni successivi alla crocifissione di Gesù, i suoi discepoli si sono chiusi in casa, spaventati e disorientati. Essi lo avevano seguito sulle vie della Palestina, mentre annunciava a tutti che Dio è Padre ed ama teneramente ogni persona!
Gesù era stato mandato dal Padre non solo per testimoniare con la vita questa grande novità, ma anche per aprire all'umanità la strada per incontrare Dio; un Dio che è Trinità, comunità d'amore in se stesso e vuole accogliere in questo abbraccio le sue creature.
Durante la sua missione, tanti hanno visto, udito e sperimentato la bontà e gli effetti dei suoi gesti e delle sue parole di accoglienza, perdono, speranza… Poi, ecco la condanna e la crocifissione.
È in questo contesto che il vangelo di Giovanni ci racconta come Gesù, risorto il terzo giorno, appare ai suoi e li invia a proseguire la sua missione:

«Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi».

Come se dicesse loro: "Ricordate come ho condiviso con voi la mia vita? Come ho saziato la vostra fame e sete di giustizia e di pace? Come ho sanato i cuori e i corpi di tanti emarginati e scartati della società? Come ho difeso la dignità dei poveri, delle vedove, degli stranieri? Continuate ora voi: annunciate a tutti il Vangelo che avete ricevuto, annunciate che Dio desidera farsi incontrare da tutti e che voi siete tutti fratelli e sorelle".
Ogni persona, creata ad immagine di Dio Amore, ha già in cuore il desiderio dell'incontro; tutte le culture e tutte le società tendono a costruire relazioni di convivenza. Ma quanta fatica, quante contraddizioni, quante difficoltà per raggiungere questa meta! Questa profonda aspirazione si scontra ogni giorno con le nostre fragilità, le nostre chiusure e paure, le diffidenze e i giudizi reciproci.
Eppure il Signore, con fiducia, continua oggi a rivolgere lo stesso invito: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi».

Come vivere questo mese un invito così audace? La missione di suscitare la fraternità in una umanità spesso lacerata non è una battaglia persa prima ancora di cominciare?
Da soli non potremmo mai farcela ed è per questo che Gesù ci ha dato un dono specialissimo, lo Spirito Santo, che ci sostiene nell'impegno ad amare ogni persona, fosse anche un nemico.
«Lo Spirito Santo, che viene donato nel Battesimo […], essendo spirito di amore e di unità, faceva di tutti i credenti una cosa sola con il Risorto e tra di loro superando tutte le differenze di razza, di cultura e di classe sociale […]. È con il nostro egoismo che si costruiscono le barriere con cui ci isoliamo ed escludiamo chi è diverso da noi. […] Cercheremo dunque, ascoltando la voce dello Spirito Santo, di crescere in questa comunione […] superando i germi di divisione che portiamo dentro di noi» [1].
Con l'aiuto dello Spirito Santo, ricordiamo e viviamo anche noi, questo mese, le parole dell'amore in ogni piccola o grande occasione di rapporto con gli altri: accogliere, ascoltare, compatire, dialogare, incoraggiare, includere, prendersi cura, perdonare, valorizzare…: vivremo così l'invito di Gesù a continuare la sua missione e saremo canali di quella vita che Lui ci ha donato.
È quanto ha sperimentato un gruppo di monaci buddisti, durante un soggiorno nella cittadella internazionale di Loppiano, in Italia, dove i suoi 800 abitanti cercano di vivere con fedeltà il Vangelo. Essi sono stati profondamente toccati dall'amore evangelico, che non conoscevano. Uno di loro racconta: «Mettevo le mie scarpe sporche fuori della porta: al mattino le trovavo pulite. Mettevo il mio vestito sporco fuori della porta: al mattino lo trovavo pulito e stirato. Sapevano che avevo freddo, perché sono del Sud-Est asiatico: alzavano il riscaldamento e mi davano coperte… Un giorno ho chiesto: "Perché fate questo?"; "Perché ti amiamo, perché ti vogliamo bene" è stata la risposta» [2].
Questa esperienza ha aperto la strada per un vero dialogo fra buddisti e cristiani.


Letizia Magri

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[1] Chiara Lubich, Parola di vita/gennaio 1994 – Un cuor solo e un'anima sola, in Città Nuova, XXXVII, [1993/24], pg. 34).
[2] Cf. C. Lubich, La mia esperienza nel campo interreligioso: punti della spiritualità aperti alle religioni, Aachen(Germania), 13 novembre 1998, pg. 3.

Fonte: Città Nuova n. 5/Maggio 2017


venerdì 26 maggio 2017

Ascensione, la festa del nostro destino


Ascensione del Signore(A)
Atti 1,1-11 • Salmo 46 • Efesini 1,17-23 • Matteo 28,16-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra…
Un potere e una forza che Gesù, prima di lasciarci, vuole trasmetter ai suoi per mezzo del suo Spirito: «Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni…» (At 1,8). Quella stessa grandezza e forza di cui parla san Paolo per farci comprendere «qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore» (Ef 1,19).
Forza per vivere, energia per andare, potenza per nuove nascite, perché la nostra vita dipende da una fonte che non viene mai meno; la nostra esistenza è attraversata da una forza più grande di noi, che non si esaurirà mai e che fa la vita più forte delle sue ferite. È il flusso di vita di Cristo, che viene come forza ascensionale verso una vita più luminosa, che ci fa crescere a più libertà, a più consapevolezza, a più amore...
Chi è colui che sale al cielo? Il Dio che ha preso per sé la croce per offrirmi in ogni mio patire scintille di risurrezione, per aprire crepe nei muri delle mie prigioni.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitavano…
Gesù lascia sulla terra il quasi niente: undici uomini impauriti e confusi, un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli, che lo hanno seguito per tre anni, non hanno capito molto ma lo hanno molto amato e non lo dimenticheranno. E proprio a questi, che dubitano ancora, alla nostra fragilità affida il mondo e il vangelo. Con un atto di enorme fiducia: crede che noi riusciremo ad essere lievito e forse perfino fuoco, riusciremo a contagiare di Vangelo coloro che ci sono affidati.

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli
Andate dunque. Quel «dunque»…. Gesù non dice: ho il potere e dunque faccio questo e quest'altro. Ma dice: io ho ogni potere e dunque voi fate.
Quel dunque è bellissimo: per Gesù è ovvio che ogni cosa sua sia nostra! Tutto: la sua vita, la sua morte, la sua forza è per noi! Siamo al centro di un amore senza ragione. Non il peccato dell'uomo ma l'amore per l'uomo spiega Gesù.
E se dicessi anch'io ogni tanto frasi illogiche, come quel «dunque», perché scritte secondo la sintassi dell'amore? Se dicessi: questo mese ho guadagnato di più, dunque quella famiglia in difficoltà che abita accanto potrà pagarsi l'affitto. Se dicessi: oggi ho del tempo libero, dunque posso far riposare mia moglie… Allora capisco dove si trova quel cielo di Dio di cui siamo "cittadini": in quelle isole, in quelle oasi, dove la gente parla la lingua dell'amore.
Fate discepoli tutti i popoli... Non un arruolamento di devoti… ma un contagio, un'epidemia d'amore sparsa sulla terra: "Andate, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate ad amare, immergete le persone nella vita di Dio".

Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo
Le ultime parole di Gesù, da custodire come un tesoro… Ecco cos'è l'ascensione: non un salire in cielo come si sale una scala; non un andare lontano, come nelle nostre rappresentazioni spaziali. In un modo meraviglioso e inspiegabile l'infinitamente "oltre" di Dio viene ad abitare l'infinitamente piccolo: Gesù, al di sopra delle creature e in tutte le creature, come pienezza di vita.

Battezzate e insegnate tutto ciò che vi ho comandato…
Ascensione è la festa del nostro destino che si intreccia con la nostra missione: «Battezzate e insegnate a vivere ciò che ho comandato».
«Battezzare» non significa versare un po' d'acqua sul capo delle persone, ma immergere! "Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella sua linfa vitale".

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - (01/06/2014)
(vai al testo…)
 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - (05/06/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Fare di ogni persona un discepolo (30/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)


mercoledì 24 maggio 2017

Il volto femminile della diaconia


Mario D'Elia, diacono permanente della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (BA), sposato con Anna, ordinato diacono da don Tonino Bello nel 1993, ha pubblicato diversi libi sul diaconato e la diaconia.
L'ultimo del 2016, Il volto femminile della diaconia (Ed. Insieme).

Nella presentazione del volume si legge:
Sempre, nella storia degli uomini, Dio ha chiamato uomini e donne "secondo il suo cuore" (At 13,22; Rm 8,28) ad essere suoi collaboratori nell'ordine della salvezza.
Egli, pur potendo compiere in solitaria tutta l'opera di Redenzione, nella sua grande libertà, ha scelto la strada della collaborazione, nella consapevolezza della fragilità a cui esponeva la sua opera.
Il Suo coraggio è stato premiato. I chiamati, tra gioie e sofferenze, hanno non solo risposto, ma perseverato nell'opera, pur vivendo la loro esistenza nella ostilità e nella paura.
In ognuno di essi "è Dio infatti che .suscita il valere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni" (Fil 2, 13).



Il volume, Il volto femminile della diaconia, traccia il profilo di alcune donne che con la loro bellezza, con la loro fragilità e con la loro fede, con prudenza e saggezza, e con l'abilità nell'uso della loro femminilità hanno condizionato, come potrebbe sembrare da una lettura superficiale, le scelte dei loro sposi modificando il corso della storia.
Ma tutto questo era nei piani di Dio che, con il loro aiuto, non si lascia imprigionare dalle rigide regole degli uomini. Dio, infatti, ama scegliere i suoi servi secondo il suo cuore e non secondo l'ordine stabilito dagli uomini.
Eva, Sara, Rebecca, Rachele, Rut, l'anonima Samaritana, Maria di Magdala sono solo alcune di queste donne il cui denominatore comune è stato il pronunciare quell' "eccomi" capace di farle grandi al cospetto di Dio e degli uomini.
Collaboratrici a tutto campo, a loro il Risorto affida il compito di annunciare la Resurrezione rendendole così apostole dell'umanità.





Altre pubblicazioni:




DIACONI Dono di Dio all'umanità. Genesi, decadimento, ripristino (Ed. Insieme, 2014)
Il ruolo del diaconato permanente in chiave biblica. Una lettura innovativa.
Diaconi: Genesi, decadimento, ripristino, nel quale partendo da Gesù, mette in evidenza il volto nuovo dei servi di Dio che Gesù ha pensato per loro.
Essi infatti non saranno più solo "chiamati" e "inviati", ma anche "collaboratori" dell'opera di salvezza, affidando loro compiti nuovi all'interno della Chiesa.









DIACONI L'uomo, la vita, il ministero nella Scrittura (Ed. Insieme,2015)
Se la testimonianza rende credibile il cristiano, il servizio rende credibile il diacono. La Chiesa gli chiede di seguire Gesù, che "è venuto per servire e non per essere servito". Evangelizzazione, liturgia e carità, i principali ambiti operativi. Ma la ricerca dell'autore è particolarmente orientata a riscoprire il fondamento biblico del diaconato, riletto attraverso il ministero più che ventennale.
In appendice, l'omelia pronunciata dal vescovo Tonino Bello – grande promotore del diaconato permanente – durante il rito di ordinazione di Mario D'Elia.



A questo proposito rimando al testo dell'omelia di don Tonino Bello, riportata nel mio sito di testi e documenti.
Vedi anche il post Uomini di frontiera… (12/01/2015).

venerdì 19 maggio 2017

Il sogno di Gesù: abitare la mia vita


6a domenica di Pasqua (A)
Atti 8,5-8.14-17 • Salmo 65 • 1 Pietro 3,15-18 • Giovanni 14,15-21
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Se mi amate osserverete i miei comandamenti
Tutto comincia con una parola carica di delicatezza e di rispetto: se mi amate... "Se": un punto di partenza così umile, così libero, così fiducioso. Non si tratta di una ingiunzione (dovete osservare) ma di una constatazione: se amate, entrerete in un mondo nuovo. Quando si ama, lo sappiamo per esperienza, tutte le azioni si caricano di gioiosa forza, di calore nuovo, di intensità inattesa.
Osserverete i miei comandamenti. Miei non tanto perché prescritti da me, ma perché da me vissuti, perché riassumono me e tutta la mia vita: Se mi amate, vivrete come me! Cristo abita così i miei pensieri, le mie azioni, le mie parole e li cambia. E si comincia a prendere quel suo sapore di libertà, di pace, di perdono, che è la bellezza del suo vivere.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi… perché io vivo e voi vivrete
Orfani non lo siete ora e non lo sarete mai: mai orfani, mai abbandonati, mai separati. La presenza di Cristo non è da conquistare, non è da raggiungere, non è lontana. È già data, è dentro, è indissolubile, sorgente zampillante che non verrà mai meno.

Io nel Padre, voi in me, io in voi
Uno diventa ciò che lo abita! Gesù cerca spazi, spazi nel cuore, spazi di relazione. Cerca amore. E il Vangelo racconta la passione di unirsi di Gesù a me: Io nel Padre, voi in me, io in voi.
Dentro, immersi, uniti, intimi. Tralcio unito alla madre vite, raggio nel sole, scintilla nel grande braciere della vita. Gesù ribadisce che l'amore suo è passione di unirsi a me. E questo mi conforta: che io sia amato dipende da Lui, non da me; l'uomo può anche dire di no a Dio, ma Dio non può dire di no all'uomo. Io posso negarlo, lui non potrà mai rinnegare me!
Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (GV 14,21) - (25/05/2014)
(vai al testo…)
 Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (GV 14,21) - (29/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  La consolante promessa di Gesù (21/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)


giovedì 18 maggio 2017

Ascolto obbediente del discepolo


Nel numero 202 della Rivista Il Diaconato in Italia è pubblicato, nella rubrica "Testimonianze", un mio intervento dal titolo "Ascolto obbediente del discepolo".
Riporto qui di seguito l'intero articolo.


Il vescovo, nel rito dell'ordinazione, consegnandomi il libro del vangelo, mi ha detto: «Ricevi il vangelo di Cristo del quale sei diventato l'annunziatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». Mi porto queste parole impresse nella mente e nel cuore, quasi un sigillo che esprime sempre, in ogni momento della mia vita, il mio dover essere: soprattutto quel «vivi ciò che insegni».
Sono stato ordinato diacono a 45 anni, dopo diversi anni di matrimonio ed un impegno serio fin dalla fanciullezza a tradurre nella mia vita quotidiana la bellezza del vangelo.
Ho avuto la grazia di poter sperimentare sempre di più col crescere dell'età che il rapporto con Dio è un rapporto personale, un "a tu per tu".
Seguire Gesù, dovunque mi avesse voluto, è stata per me l'unica cosa che ho desiderato fare nella vita: tutte le varie "vicissitudini" che mi è capitato di vivere non hanno fatto altro che metter in primo piano l'unica cosa essenziale: Dio, la scelta di Lui prima di ogni altra cosa o persona. I "vestiti", se così si può dire, che alla sequela di Gesù nel corso della vita ho indossato, cioè le situazioni concrete in cui mi sono trovato a vivere, sono stati i vari modi con cui mi veniva chiesto di rendere visibile concretamente questo mio stare con Lui, in una determinata forma o in un'altra. E l'inevitabile dolore, determinatosi ad ogni cambio di "vestito", mi ha radicato sempre di più in ciò che "non passa". Mi ritornano alla mente le parole di una canzone dei tempi della mia giovinezza: «Metto e rimetto una veste come in un gioco d'amore ... So già che Tu vincerai, solo m'importa d'amare».
Stare con Gesù significava per me conoscerlo, sapere tutto di Lui. È stata cura costante della mia vita accogliere le sue Parole come parole che hanno in sé la Vita, che mi danno il senso delle cose; soprattutto avere la coscienza che le parole della persona amata entrano profondamente nell'intimo e ti marcano nel profondo: in un certo senso parli e ragioni con le parole dell'Altro, e cerco di vivere di conseguenza.
Ormai ho imparato, certamente perché Qualcuno mi dà la forza, a non stare a vedere se riesco o non riesco a mettere bene in pratica le parole del vangelo, ma piuttosto a non distogliere lo sguardo dalla Persona che ha pronunciato quelle parole, a guardarla negli occhi e a fidarmi ciecamente di Lei, perché è più importante "stare" con Gesù che imparare bene la "lezione" ed avere il cuore altrove. Allora, nei momenti opportuni, è una gioia ed una scoperta anche intellettuale che riempie l'anima di gratitudine approfondire anche nello studio quello che cerco di vivere nella mia vita quotidiana.
Questo approccio "esistenziale" con la Parola di Dio mi ha fatto capire che avrei dovuto "imparare" con la vita tutte le parole del vangelo, ad una ad una, quasi una quotidiana comunione con Colui che è presente e nell'Eucaristia e nella sua Parola. La fede e l'esperienza mi hanno insegnato che come basta un frammento di ostia santa per cibarmi di "tutto" Gesù, così ogni parola del vangelo contiene "tutto" Gesù: viverne una alla volta significa cibarmi di "tutto" Gesù e sperimentare così tutta la sua presenza in me, nella mia vita. È un esercizio che dà i suoi frutti: mi spinge ad "appropriarmi" di ogni parola e mi rende credibile alle persone alle quali sono mandato o con le quali vivo o lavoro: ciò contribuisce ad un sempre rinnovato cambio di mentalità e mi unifica interiormente cercando di dare risposta alla menzogna esistenziale tra il predicato e il vissuto.
Prendere ogni giorno una Parola e cercare di viverla è anche un esercizio ascetico (che preferisco ad altri che non vado a cercare), più consono al mio stile di vita in mezzo al mondo, perché essere paziente, ad esempio, o misericordioso o puro... o accogliere l'altro, chiunque esso sia, è anche "penitenza", "croce": ma ad ogni "affanno", "ecco subito la gioia", l'interiore risposta di Colui che mi ha scelto. E scopro con sorpresa che, alla fine, tutte le varie parole del vangelo, diverse magari una dall'altra, mi fanno sperimentare una cosa sola, l'unione con Dio. Scopro che ciascuna di esse, nella loro essenza, sono Amore: se amo mi devo annullare, se amo sperimento l'unità, che è il Paradiso!
Questa esperienza diventa visibile quando posso comunicare ad altri la vita che nasce dalla Parola. La prima palestra è la famiglia, innanzitutto con mia moglie Chiara. Insieme ci confrontiamo quotidianamente, sforzandoci di andare al di là dei nostri limiti, perché la forza della nostra unità nasce da questa comunione con la Parola vissuta e comunicata, con semplicità, nella gioia e nel dolore, nelle delusioni che la nostra vocazione ecclesiale comporta e nella gratitudine per aver ricevuto un dono così grande, sperimentando così che l'essere "una sola carne" è essere "uno" in Gesù che ci ha uniti e come tali ci vede.
È straordinario constatare come le persone si accorgano se nella mia vita di diacono, nelle parole che dico, nelle omelie che faccio, è presente la persona di mia moglie; se la mia vita evangelica che cerco di trasmettere non è solo mia, ma è frutto della nostra unità. Sperimentiamo così la bellezza della famiglia diaconale, che sentiamo speciale, perché, famiglia come tutte le altre, è però al servizio del mondo sacerdotale, per il legame profondo che attraverso il marito diacono ha con il sacramento dell'ordine.
I frutti di questo stile di vita li posso anche cogliere nella vita in seno alla comunità parrocchiale che sono chiamato a servire. Sono stupito da come le persone siano sensibili ad un approccio alla vita del vangelo che coinvolga la loro vita quotidiana. Sentono che, prima di ogni attività nell'impegno della parrocchia, quello che vale è non venir mai meno a questo rapporto con la Parola, che insieme proponiamo a tutti, ma che primariamente cerchiamo di attuare tra noi, tra le persone più sensibili, comunicandocene i frutti che essa produce.
Senza accorgerci, soprattutto in certi momenti nei quali siamo più sensibili alle cose dello spirito, ci ritroviamo a sperimentare quel senso di famiglia che la Parola produce e che l'Eucaristia consolida. E questo è lievito che contagia.
Nella mia vita lavorativa (ora sono in pensione) ho fatto l'esperienza di quanto importante sia la testimonianza prima ancora della parola, di qualsiasi parola.
Emblematica per me è stata una volta l'esperienza con un collega, non tanto praticante, che la domenica del Corpus Domini mi ha visto in processione accanto al vescovo. L'indomani sul lavoro mi ha fatto notare, quasi compiaciuto (e questo mi ha sorpreso), di avermi visto in processione. Non ne abbiamo più parlato per parecchio tempo, continuando però a mantenere, come sempre, buoni rapporti sul lavoro. Un giorno questo collega viene ricoverato all'ospedale per un male serio. Io vado a trovarlo. Appena mi vede, si alza dal letto, lascia la moglie nella camera e, prendendomi sotto braccio, mentre camminiamo lungo il corridoio, mi racconta di sé: sono momenti profondi e preziosi. Alcuni giorni dopo vengo a sapere che è morto.
Ho capito allora che dietro ad ogni incontro si manifesta sempre l'amore di Dio per ciascuno di noi e che l'attenzione al prossimo deve essere tale da far sì che nessuno ci sfiori invano.
Sperimento ogni giorno che accogliere in me la Parola è come essere scorzato nel vivo del mio "io". Su questa "parte viva" è possibile fare l'esperienza di essere innestati nella Persona di Gesù e facilitare l'opera dello Spirito all'unità con i fratelli con i quali desidero condividere questa vita evangelica. Nella comunione eucaristica questo diventa realtà, fatti figli nel Figlio. Ed in tutta verità, per una grazia che viene dall'Alto, posso rivolgermi al Padre con le stesse parole di Gesù: «Padre, che tutti siano una cosa sola, come io e te».

venerdì 12 maggio 2017

Gesù, la strada che ci porta a Dio:
 Guardare Gesù è capire Dio!


5a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me
Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fiducia. L'invito del Maestro ad assumere questi due atteggiamenti vitali a fondamento del nostro rapporto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Parole primarie del nostro rapporto con Dio e con la vita, quelle che devono venirci incontro appena aperti gli occhi, ogni mattina: scacciare la paura, avere fiducia.
Avere fiducia (negli altri, nel mondo, nel futuro) è atto umano, vitale, che tende alla vita. Senza la fiducia non si può essere umani. Senza la fede in qualcuno non è possibile vivere. Io vivo perché mi fido. È in questo atto umano che la mia fede in Dio trova respiro.

Io sono la via la verità e la vita
Tre parole immense, che nessuna spiegazione può esaurire.
Io sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o uno sbarramento, ma orizzonti aperti. Sono la strada che non si smarrisce, ma va verso la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la conquista - per tutti - di amore e libertà, di bellezza e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l'uomo.
Io sono la verità: non in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliori delle altre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e il volto d'amore del Padre. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita.
Io sono la vita. Gesù è la vita: "io faccio vivere!". La mia vita si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza più Dio, più Vangelo entra nella mia vita, più io sono vivo. Nel cuore, nella mente, nel corpo. E si oppone alla pulsione di morte, alla distruttività che nutriamo dentro di noi con le nostre paure, alla sterilità di una vita inutile.

Mostraci il Padre… Chi ha visto me ha visto il Padre
Infine interviene Filippo: «Mostraci il Padre, e ci basta». È bello che gli Apostoli chiedano, che vogliano capire, come noi. Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre.
Guardo Gesù, guardo come vive, come ama, come accoglie, come muore… e capisco Dio e la vita.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Vado a prepararvi un posto (GV 14,2) - (18/05/2014)
(vai al testo…)
 Vado a prepararvi un posto (GV 14,2) - (22/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Gesù, l'unica Via (16/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 11 maggio 2017

Il Diaconato in Italia
 Accogliere la Parola, accogliere e servire l'altro



Il diaconato in Italia n° 202
(gennaio/febbraio 2017)

Accogliere la Parola, accogliere e servire l'altro





ARTICOLI
Accogliere la Parola per accogliere l'altro (Giuseppe Bellia)
La figura dello straniero nella Scrittura (Carlo Maria Martini)
Ascoltare e accogliere la Parola (Giovanni Chifari)
«A quanti l'hanno accolto» (Giuseppe Bellia)
Cosa nasce da una quotidiana familiarità con la Parola? (Andrea Spinelli)
Il dovere sacro dell'ospitalità e la novità dell'accoglienza (Gabriele F. Bentoglio)
Servi inutili (Francesco Giglio)
La parola e la carità (Virginio Colmegna)
Città luogo di accoglienza? (Paola Castorina)
Strumenti di accoglienza (Gaetano Marino)
Non serve un altro Concilio (Paolo Tondelli)
Parola, eucaristia, agape (Enzo Petrolino)
Giovani, fede e discernimento vocazionale (G. C.)
Servo dei poveri: l'identità del diacono (Pasquale Violante)

TESTIMONIANZE
Ascolto obbediente del discepolo (Luigi Vidoni)
Nel mondo dell'istruzione (Piero Meroni)


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venerdì 5 maggio 2017

Chiamati per nome ad una pienezza di vita


4a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a. 36-41 • Salmo 22 • 1 Pietro 2,20b-25 • Giovanni 10,1-10
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Il buon pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome…
Non l'anonimato del gregge, ma nella sua bocca il mio nome proprio. Io sono un chiamato, con il mio nome unico pronunciato da lui come nessun altro sa fare. Con il mio nome al sicuro nella sua bocca, tutta la mia persona al sicuro con lui.

E le conduce fuori e cammina davanti ad esse…
Le conduce fuori: il nostro non è un Dio dei recinti chiusi ma degli spazi aperti, di liberi pascoli. E cammina davanti ad esse: non un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade, è davanti e non alle spalle. Non pastore che rimprovera e ammonisce per farsi seguire, ma uno che precede e seduce con il suo andare, che affascina con il suo esempio.
E troveranno pascolo: Gesù promette a chi va con lui un di più di vita, un centuplo di fratelli e case e campi. Promette una vita piena.

Io sono la porta delle pecore…
Cristo è passaggio, apertura, porta spalancata che immette nella terra dell'amore leale, più forte della morte (se uno entra attraverso di me sarà salvato); più forte di tutte le prigioni (entrerà e uscirà), dove si placa tutta la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza
Non solo la vita necessaria, non solo la vita indispensabile, non solo quel respiro, quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva, vita che dirompe gli argini e sconfina…, che profuma di amore, di libertà e di coraggio.

Pienezza dell'umano è il divino in noi, diventare figli di Dio: i quali non da sangue, non da carne, ma da Dio sono nati (cf. Gv 1,13 ). Diventare consapevoli di ciò che già siamo, figli. E non c'è parola che abbia più vita dentro!
Allora urge cambiare il riferimento di fondo della nostra fede: non è il peccato dell'uomo il movente della storia di Dio con noi, ma l'offerta di una vita piena, elargita in abbondanza.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (GV 10,3) - (11/05/2014)
(vai al testo…)
 Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (GV 10,3) - (15/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Gesù, l'unico Pastore (9/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 4 maggio 2017

Mane nobiscum, Domine!




Mane nobiscum, Domine!

Come i due discepoli del Vangelo,
ti imploriamo, Signore Gesù: rimani con noi!
Tu, divino Viandante,
esperto delle nostre strade
e conoscitore del nostro cuore,
non lasciarci prigionieri delle ombre della sera.
Sostienici nella stanchezza,
perdona i nostri peccati,
orienta i nostri passi sulla via del bene.
Benedici i bambini,
i giovani, gli anziani,
le famiglie, in particolare i malati.
Benedici i sacerdoti e le persone consacrate.
Benedici tutta l'umanità.
Nell'Eucaristia ti sei fatto "farmaco d'immortalità":
dacci il gusto di una vita piena,
che ci faccia camminare su questa terra
come pellegrini fiduciosi e gioiosi,
guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine.
Rimani con noi, Signore!
Rimani con noi!

(Giovanni Paolo II, dal Discorso in occasione dell'inizio dell'Anno dell'Eucaristia 2004-2005)


mercoledì 3 maggio 2017

Il Diaconato in Italia – Indice 2017




Il Diaconato in Italia
Periodico bimestrale di animazione per le chiese locali

Indice 2017 (anno 49°)







Titolo dell'annata:
I DIACONI CHIAMATI AD ACCOGLIERE, ASCOLTARE E SERVIRE


Temi monografici:

n° 202 – gennaio/febbraio 2017
Accogliere la Parola, accogliere e servire l'altro

n° 203 – marzo/aprile 2017
Luoghi e forme della diaconia agli ultimi

n° 204 – maggio/giugno 2017
Lo straniero interpella il ministero dei diaconi

n° 205 – luglio/agosto 2017
Diaconi: curarsi di chi ha cura degli altri

n° 206/207 – settembre/dicembre 2017
Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati



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lunedì 1 maggio 2017

La gioia di una presenza: Gesù, con noi, tutti i giorni…


Parola di vita – Maggio 2017

«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)

Al termine del suo Vangelo, Matteo racconta gli ultimi avvenimenti della vita terrena di Gesù. Egli è risorto ed ha portato a compimento la sua missione: annunciare l'amore rigenerante di Dio per ogni creatura e riaprire la strada verso la fraternità nella storia degli uomini. Per Matteo, Gesù è «il Dio con noi», l'Emmanuele promesso dai profeti, atteso dal popolo di Israele.
Prima di tornare al Padre, Egli raccoglie i discepoli, quelli con i quali aveva condiviso più da vicino la sua missione, ed affida loro di prolungare la sua opera nel tempo.
Un'impresa ardua! Ma Gesù li rassicura: non li lascia soli; anzi: promette di essere con loro ogni giorno, per sostenerli, accompagnarli, incoraggiarli «fino alla fine del mondo».
Con il suo aiuto, saranno testimoni dell'incontro con Lui, della sua parola e dei suoi gesti di accoglienza e misericordia verso tutti, perché tanti altri possano incontrarlo e formare insieme il nuovo popolo di Dio fondato sul comandamento dell'amore.

Potremmo dire che la gioia di Dio è proprio questo stare con me, con te, con noi ogni giorno, fino alla fine della nostra storia personale e della storia dell'umanità.
Ma è così? È davvero possibile incontrarlo?
Egli «è dietro l'angolo, è accanto a me, a te. Si nasconde nel povero, nel disprezzato, nel piccolo, nell'ammalato, in chi chiede consiglio, in chi è privo di libertà. È nel brutto, nell'emarginato… Lo ha detto: "…ho avuto fame e 'mi' avete dato da mangiare…" [1] … Impariamo a scoprirlo lì dove è» [2].
È presente nella sua Parola che, se messa in pratica, rinnova la nostra esistenza; è su ogni punto della terra nell'Eucaristia ed opera anche attraverso i suoi ministri, servitori del suo popolo. È presente quando generiamo concordia intorno a noi [3]; allora la nostra preghiera al Padre è più efficace e troviamo luce per le scelte di ogni giorno.
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»: quanta speranza dà questa promessa, che ci incoraggia a cercarlo sul nostro cammino. Apriamo il cuore e le mani all'accoglienza e alla condivisione, personalmente e come comunità: nelle famiglie e nelle chiese, nei luoghi di lavoro e nei momenti di festa, nelle associazioni civili e religiose; incontreremo Gesù e Lui ci stupirà con la gioia e la luce, segni della sua presenza.

Se ogni mattina ci alzeremo pensando: «Oggi voglio scoprire dove Dio vuole incontrarmi!» potremo fare anche noi un'esperienza gioiosa come questa:
«La mamma di mio marito è affezionatissima a suo figlio, fino a esserne gelosa. Un anno fa le è stato diagnosticato un tumore: necessita di cure ed assistenza, che la sua unica figlia non è in grado di darle. In quel periodo, partecipo alla Mariapoli [4] e l'incontro con Dio Amore mi cambia la vita. La prima conseguenza di questa conversione è la decisione di accogliere mia suocera in casa, superando ogni timore. La luce che mi si è accesa in cuore me la fa vedere con occhi nuovi. Ora so che è Gesù che curo e assisto in lei.
Lei ricambia, con mia sorpresa, ogni mio gesto con altrettanto amore.
Trascorrono mesi di sacrifici e, quando mia suocera parte serena per il cielo, lascia pace in tutti.
In quei giorni mi accorgo di essere in attesa di un bimbo, che da nove anni desideriamo! Questo figlio è per noi il segno tangibile dell'amore di Dio» [5].

Letizia Magri

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[1] Cf. Mt 25,35.
[2] Cf. Chiara Lubich, Parola di vita/giugno – Scoprire Dio vicino, CN, 26, [1982],10, p.44.
[3] Cf. Mt 18,20.
[4] Incontro estivo del Movimento dei Focolari.
[5] In "I fioretti di Chiara e dei Focolari", a cura di Doriana Zamboni, Ed. San Paolo 2002, pp.43-44.

Fonte: Città Nuova n. 4/Aprile 2017


domenica 30 aprile 2017

Il mese di Maggio con don Tonino Bello




Propongo per il Mese di Maggio una raccolta giornaliera di testi mariani di don Tonino Bello, da Maria, donna dei nostri giorni.

Vai ai testi giornalieri…







  1 Maggio – Maria, donna feriale
  2 Maggio – Maria, donna senza retorica
  3 Maggio – Maria, donna dell'attesa
  4 Maggio – Maria, donna innamorata
  5 Maggio – Maria, donna gestante
  6 Maggio – Maria, donna accogliente
  7 Maggio – Maria, donna del primo passo
  8 Maggio – Maria, donna missionaria
  9 Maggio – Maria, donna di parte
10 Maggio – Maria, donna del primo sguardo
11 Maggio – Maria, donna del pane
12 Maggio – Maria, donna di frontiera
13 Maggio – Maria, donna coraggiosa
14 Maggio – Maria, donna in cammino
15 Maggio – Maria, donna del riposo
16 Maggio – Maria, donna del vino nuovo
17 Maggio – Maria, donna del silenzio
18 Maggio – Maria, donna obbediente
19 Maggio – Maria, donna di servizio
20 Maggio – Maria, donna vera
21 Maggio – Maria, donna del popolo
22 Maggio – Maria, donna che conosce la danza
23 Maggio – Maria, donna del sabato santo
24 Maggio – Maria, donna del terzo giorno
25 Maggio – Maria, donna conviviale
26 Maggio – Maria, donna del piano superiore
27 Maggio – Maria, donna bellissima
28 Maggio – Maria, donna elegante
29 Maggio – Maria, donna dei nostri giorni
30 Maggio – Maria, donna dell'ultima ora
31 Maggio – Santa Maria, compagna di viaggio

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Vedi anche:
Il Mese di Maggio con papa Francesco (raccolta di testi mariani tratti dagli interventi di papa Francesco sulla Vergine Maria).
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