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domenica 18 marzo 2018

Quaresima 2018: perseveranti nella carità! [3]


Riprendo, in questo ultimo squarcio del cammino quaresimale, il messaggio di papa Francesco per questa Quaresima, guardando a quanto ci è stato offerto «assieme alla medicina, a volte amara, della verità», «il dolce rimedio della preghiera, dell'elemosina e del digiuno».
La preghiera, che permette «al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio».
Il digiuno, che da un lato «toglie forza alla nostra violenza, ci disarma… e ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani della fame»; dall'altro «esprime la condizione del nostro spirito, affamato e assetato della vita di Dio». «Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame». Il digiuno, che non può mai essere dissociato dalla preghiera e dalla carità.
L'elemosina, l'esercizio concreto della carità fraterna, ci libera quindi «dall'avidità e ci aiuta a scoprire che l'altro è mio fratello», perché «ciò che ho non è mai solo mio». Come aumenterebbe la credibilità delle nostre comunità cristiane, se la condivisione dei nostri beni fornisse «una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa»!
«Come vorrei - scrive papa Francesco - che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede aiuto, noi pensassimo che lì c'è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un'occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?». Così la carità, oltre che a sfamare chi è nella necessità, ci farebbe fare l'esperienza della comune figliolanza col Padre e la nostra comune fraternità in Gesù, perché tutti siamo avvolti dalla misericordia del Padre nel Figlio Gesù: non c'è carità senza misericordia.
Scrive san Giovanni di Dio nelle sue "Lettere": «Se guardassimo alla misericordia di Dio, non cesseremmo mai di fare del bene tutte le volte che se ne offre la possibilità. Infatti quando per amor di Dio, passiamo ai poveri ciò che egli stesso a dato a noi, ci promette il centuplo nella beatitudine eterna».
Ed ancora, più esplicitamente, san Gregorio Nazianzeno nei suoi "Discorsi": «Ascoltatemi: finché ci è dato di farlo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, alimentiamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo non solo con la nostra tavola, come alcuni hanno fatto, né solo con gli unguenti, come Maria Maddalena, né soltanto con il sepolcro, come Giuseppe d'Arimatea, né con le cose che servono alla sepoltura, come Nicodemo, che amava Cristo solo per metà, e neppure infine con l'oro, l'incenso e la mirra, come fecero, già prima di questi nominati, i Magi. Ma, poiché il Signore di tutti vuole la misericordia e non il sacrificio, e poiché la misericordia vale più di migliaia di grassi agnelli, offriamogli appunto questa nei poveri e in coloro che oggi sono avviliti fino a terra. Così quando ce ne andremo da qui, verremo accolti negli eterni tabernacoli, nella comunione con Cristo Signore».

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