venerdì 20 giugno 2014

Quel Cibo che ci dà la Vita


SS. Corpo e Sangue di Cristo (A)

Appunti per l'omelia

La solennità del Corpus Domini che celebriamo ci immerge nel mistero di Dio che nella sua benevolenza e misericordia provvede alla nostra vita, è costantemente presente nella nostra quotidiana esistenza, ci sostiene con il suo Pane di Vita.
Il magnifico passo del Deuteronomio (cf Dt 8,2-3.14b-16a9), che leggiamo in questa liturgia, ci invita a riflettere sul tempo trascorso da Israele nel deserto: «Il Signore tuo Dio ti ha fatto percorre per quarant'anni nel deserto… per metterti alla prova… Ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi… per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca di Dio». La fame di cui parla questo passo corrisponde ai nostri bisogni e ai campi del vivere in cui ci sentiamo insoddisfatti e incompiuti. Ma nonostante le mormorazioni del popolo, questi è stato nutrito da Dio con un cibo del cielo. Pensando al pane, siamo portati a pensare alla terra ed ai campi dove biondeggia il grano. La manna invece parla del cielo, perché viene dal cielo, abitazione e dimora di Dio. Anzi l'atto del nutrimento qui descritto è un nutrimento "da bocca a bocca", come un bacio: dalla bocca di Dio… per la nostra bocca…
Noi abbiamo bisogno di questo nutrimento! La sapienza della Chiesa ci comanda di mangiare l'eucaristia perché sa che noi abbiamo bisogno di quel Pane per vivere, anche quando la nostra coscienza non lo riconosce
Così, la mormorazione di Israele e la nostra mormorazione ci conducono al passo evangelico (cf Gv 6,51-58) dove i giudei si oppongono a Cristo vero pane disceso dal cielo. Il suo corpo è vero nutrimento perché è vita donata da chi non ha semplicemente la vita, ma è la vita. Noi invece abbiamo la vita, ma non siamo la vita. Per questo sperimentiamo il cammino verso la morte e allo stesso tempo uno struggente anelito alla vita ricevuta in "abbondanza". Lo scetticismo dei giudei non è distante da quello dell'uomo d'oggi che non vuole vivere grazie ad un altro, né dipendere dall'altro. Vuole contare semplicemente sulle proprie forze perché si illude di identificarsi con la vita.
Se l'uomo, tuttavia, vive di terra e di cielo, solo l'eucaristia può essere vero cibo, poiché lo rende uno con Dio che abita i cieli e si è fatto terra.
Quando il cristiano incontra Cristo nell'eucaristia, pur essendo due, divengono uno. Come il Padre ed il Figlio nella Trinità. L'eucaristia, infatti, è l'esperienza più vicina alla comunione trinitaria che sia dato di vivere all'uomo. Come il Padre è nel Figlio ed il Figlio nel Padre, così accade per il discepolo nel Figlio e del Foglio nel discepolo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui».
Se vogliamo veramente comprendere cosa significhi "fare la comunione", non possiamo che fissare lo sguardo nel mistero della Trinità e rendere grazie a Colui che ci ha chiamati a tale sovrabbondanza di vita.
(passi e spunto da Il Tesoro e la Perla, di C.Arletti)

Vedi analoghi Post:
Il dono più grande (SS. Corpo e Sangue di Cristo 2012)
Il Dono che è per tutti (SS. Corpo e Sangue di Cristo 2013)



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)

Commenti alla Parola:
  di Gianni Cavagnoli (VP 2014)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Enzo Bianchi


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