venerdì 23 maggio 2014

La consolante promessa di Gesù


6a domenica di Pasqua (A)

Appunti per l'omelia

La pagina del Vangelo della liturgia odierna (cf Gv 14,15-21) fa seguito a quella della scorsa domenica. Nell'Ultima Cena, un interrogativo inquietante stringe di angoscia il cuore dei discepoli: se la morte porta via il loro Maestro, come sarà il loro futuro senza di Lui? Ma Gesù li assicura: nel tempo che seguirà la sua morte e risurrezione, il loro rapporto con Lui continuerà. Anzi, avrà un vertice di intensità. La sua presenza non sarà tolta.
Il brano si apre e si chiude con una dichiarazione di Gesù sull'amore personale che i discepoli gli portano: «Se mi amate... Chi ama me...». Gesù rimane una persona viva e presente. Ecco perché i suoi, coloro che Egli amò sino alla fine, possono amarlo e crescere in una relazione di amicizia con Lui. Gesù ci tiene al loro amore. Un amore che si esprime sicuramente con le parole (e queste dichiarazioni d'amore piacciono a Gesù; basta pensare alla richiesta di Gesù a Pietro: "Mi ami più di costoro?"), ma l'amore sincero e genuino si manifesta con i fatti: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti... Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama». L'amore a Gesù si prova con l'obbedienza alla volontà del Padre, si prova con l'attuare le parole di Gesù, i suoi comandamenti che, all'inizio del suo discorso nell'Ultima Cena, Egli ha già riassunti nell'amore scambievole: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34). Quando i cristiani sono attenti a compiere in ogni momento e con perfezione ogni volontà di Dio, appena conosciuta; quando si esercitano nell'arte di amare curando anche le più piccole sfumature nel rapporto fraterno tra di loro e con ogni altra persona: ogni volta, Gesù riceve e sperimenta con gioia il loro amore personale.
Ma questo amore provoca come risposta un nuovo amore da parte di Gesù, un dono smisurato che Gesù ottiene per i suoi: «E io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre». È un Dono, il Dono del Padre, che Gesù ottiene con la sua preghiera ed è una presenza, una compagnia permanente. I termini con cui Gesù lo descrive dicono già qualcosa della sua identità: un altro Paraclito, cioè un "Avvocato difensore" che assisterà, proteggerà i discepoli. "Un altro" rispetto a Gesù, che rimane il primo "Paraclito". Colui che il Padre sta per donare continuerà l'opera di Gesù, sarà come "un altro Gesù", in relazione strettissima con Lui. Una persona che appare chiaramente distinta dal Padre e da Gesù.
Lo Spirito della verità. Un nuovo titolo che getta luce sulla sua realtà e sul ruolo che deve svolgere. Gesù è la "Verità", l'unica rivelazione, piena e definitiva, del Padre e del suo amore per gli uomini. Lo "Spirito" (l'alito vitale di Dio e del suo Figlio, il loro respiro, la loro forza infinita d'amore) con la sua azione interiore farà capire, penetrare in profondità e assimilare questa rivelazione di Gesù.
Lo Spirito difenderà e rafforzerà la fede dei discepoli; ma il "mondo", gli uomini che si ostinano nel rifiutare la rivelazione di Gesù, "non lo può ricevere". Per i discepoli però è una Persona amica e inseparabile, che "rimane sempre con loro", vicina e in relazione continua con loro («rimane presso di voi»), presente dentro di essi («sarà in voi») quale radice e fonte del loro credere e del loro amare.
Ed alla fine Gesù richiama il mezzo per giungere alla perfetta comunione con Lui. Volgendo lo sguardo oltre la cerchia dei suoi diretti discepoli, afferma per tutta l'umanità e per tutti i tempi: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama». Chi pratica questo amore operoso attirerà l'amore del Padre, che lo accoglierà nella comunione con Lui: «sarà amato dal Padre mio». E troverà anche l'amore di Gesù: «e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gesù gli rivelerà la sua persona, la sua realtà di Figlio che dimora nel Padre. Anzi, lo trascinerà sempre più con Lui nel vortice d'amore della sua relazione col Padre.
L'amore è la fonte della luce, è il cammino per giungere alla verità: "Non si entra nella verità che attraverso la carità", dice sant'Agostino.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (Gv 14,21)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)

Commenti alla Parola:
  di Gianni Cavagnoli (VP 2014)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Enzo Bianchi


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